«I mostri non esistono: servono a pulirci la coscienza», intervista a Nicola Lagioia
di Damiano Panattoni«È un'illusione pensare che l'uomo normale non possa far male agli altri». Mai banale e sempre lucido, abbiamo intervistato Nicola Lagioia durante la Mostra del Cinema di Venezia 83, dove ha accompagnato La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, tratto dal suo romanzo (in sala dal 1 ottobre). La storia, trattata con rispetto e delicatezza, racconta un terrificante fatto di cronaca nera: l'omicidio del giovane Luca Varani (nel film interpretato da Emanuele Maria Di Stefano).
«Il male è una forma di possessione», spiega lo scrittore. «Ho raccontato una storia terribile ma anche privata. Il mondo è pervaso da una violenza insensata. I leader politici parlano e a volte agiscono come i serial killer. Quella storia lì, con quella scintilla, si sta vedendo su larga scala».
La città dei vivi, prima romanzo poi podcast e ora un (ottimo) film, non banalizza la cronaca (che ha sconvolto Roma nel 2016) ma si concentra su altri aspetti, avvicinandosi all'umanità e dando dignità a Luca e alla sua famiglia. Eppure, il torbido e la violenza sembrano attrarre sempre di più il pubblico, tanto che una certa narrazione politica strumentalizza e calca la mano.
«Siamo inondati dalla cronaca di omicidi efferati, sembra che l'Italia sia una paese pericoloso. Non lo è. È una strumentalizzazione politica», spiega l'autore. «Perché queste vicende interessano? Perché gli omicidi sono inspiegabili, mostrano il lato terribile del lato umano. Perché parliamo mesi di un delitto, e non dei massacri di un mondo devastato dalle guerre?».
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«Il male è una forma di possessione», spiega lo scrittore. «Ho raccontato una storia terribile ma anche privata. Il mondo è pervaso da una violenza insensata. I leader politici parlano e a volte agiscono come i serial killer. Quella storia lì, con quella scintilla, si sta vedendo su larga scala».
La città dei vivi, prima romanzo poi podcast e ora un (ottimo) film, non banalizza la cronaca (che ha sconvolto Roma nel 2016) ma si concentra su altri aspetti, avvicinandosi all'umanità e dando dignità a Luca e alla sua famiglia. Eppure, il torbido e la violenza sembrano attrarre sempre di più il pubblico, tanto che una certa narrazione politica strumentalizza e calca la mano.
«Siamo inondati dalla cronaca di omicidi efferati, sembra che l'Italia sia una paese pericoloso. Non lo è. È una strumentalizzazione politica», spiega l'autore. «Perché queste vicende interessano? Perché gli omicidi sono inspiegabili, mostrano il lato terribile del lato umano. Perché parliamo mesi di un delitto, e non dei massacri di un mondo devastato dalle guerre?».