E se potessimo fare sesso occasionale solo un giorno all'anno?
Il governo USA ha reso illegale il sesso prematrimoniale e “bio-sorveglia” le persone, monitorando i loro livelli di dopamina, serotonina e testosterone, e allertando le forze dell'ordine quando due single hanno picchi ormonali simultanei. Il divieto viene messo in pausa solo 12 ore all'anno, il 7 agosto: i monitor contano i minuti alla rovescia, la gente si struscia senza discrezione, le pubblicità parlano solo di amplessi (e prevenzione) – e i brand sono veri: Duolingo, Red Bull, K-Y Jelly…
A questo punto comincia “One night only – Quando tutto è possibile”, rom-com di Will Gluck (che di rom-com ne ha girate tante: “Amici di letto”, “Tutti tranne te”), presentata negli Stati Uniti come «commedia sexy» ma che «sembra giudicare aspramente il sesso e chi lo pratica», scrive Wenlei Ma sul magazine The Nightly.
Il divieto alla copulazione è introdotto da un governo conservatore di cui vediamo solo un membro (simile a J.D. Vance), senza il consenso della popolazione – che però neppure si ribella, anzi: per avere una vita sessuale “normale”, molti si sposano giovani, e si costringono in matrimoni che non funzionano. Gli attuali politici americani di Destra «favorevoli all'astinenza», scrive ancora Ma, «approverebbero senza dubbio questo messaggio di fondo».
Nella sua prima recensione da zero stelle (!), pure Marya E. Gates scrive che «il film strizza l'occhio agli orrori dei nostri tempi – il capitalismo della sorveglianza, la pubblicità invasiva di Big Pharma, il controllo dei corpi da parte di polizia e politici – senza analizzarne le cause». E soprattutto i protagonisti (spoiler!) «finiscono per accettare lo stato fascista delle cose» perché «questo è un film sul Romanticismo con la R maiuscola, e il sesso non fa parte del Romanticismo».
In realtà, il film aveva molte scene di nudo che Gluck ha deciso di tagliare perché, dice, il sesso non fa parte degli interessi della Gen Z. «Ho pagine e pagine di dati empirici», ha dichiarato: «la nudità è diventata qualcosa di più intimo, che le persone non vogliono condividere. Quando i ragazzi vedono scene esplicite in una sala cinematografica si sentono a disagio, e distolgono lo sguardo».