«Libertà di stampa significa battersi per il futuro dei giovani», il discorso di Sigfrido Ranucci al presidio di solidarietà dopo l'attentato

«Se con la bomba il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra, ha sbagliato obiettivo». Con queste parole, Sigfrido Ranucci ha salutato ieri la folla riunita in piazza Santi Apostoli, a Roma, durante la manifestazione “Viva la stampa libera!”, convocata per esprimere solidarietà al giornalista e conduttore di Report dopo l’attentato che l’ha colpito nella notte tra giovedì e venerdì scorsi.

L’esplosione è avvenuta all’alba di venerdì davanti all’abitazione di Ranucci, nella zona di Campo Ascolano, a Pomezia, dove un ordigno con circa un chilo di esplosivo è stato piazzato sotto la sua auto. La deflagrazione ha distrutto il veicolo e danneggiato anche l’auto della figlia, parcheggiata accanto. «La potenza dell’esplosione era tale da poter uccidere chiunque fosse passato in quel momento», ha scritto la redazione di Report in un post sui social, pubblicando un video girato subito dopo la detonazione.

Il presidio, organizzato dal Movimento 5 Stelle, ha riunito un fronte ampio del giornalismo e della politica. Sul palco si sono alternati Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni  insieme a firme e volti noti dell’informazione come Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Marco Travaglio, Francesco Cancellato, Rula Jebreal e Andrea Scanzi.
La piazza ha chiesto con forza al governo di ritirare le querele contro Ranucci e di approvare una nuova legge contro le liti temerarie, uno strumento troppo spesso usato – come ha ricordato Gabanelli, fondatrice di Report – «per intimidire chi fa inchieste scomode».

A sorpresa, in piazza è comparsa anche una delegazione di Fratelli d’Italia, con Galeazzo Bignami, Giovanni Donzelli e Lucio Malan. Una presenza accolta con rispetto dallo stesso Ranucci: «Mi fa piacere, è un bel segnale», ha detto il conduttore, ricordando di aver ricevuto molte telefonate di solidarietà da esponenti del governo e dalla stessa presidente Meloni. Bignami, però, ha chiarito la posizione del partito in merito alle liti temerarie: «La legge già esiste, i giudici possono chiedere risarcimenti al querelante nel caso di querele infondate», sottolineando che FdI non ritirerà quelle contro il giornalista e conduttore di Report.
Nel suo intervento, Ranucci ha sottolineato che l’obiettivo di chi ha piazzato la bomba fuori dalla sua abitazione era chiaramente quello di silenziare l’informazione: «Non so se era un obiettivo per le inchieste passate o per quelle future. Non può essere per un'inchiesta che ho fatto io che non ne faccio da tempo. E' un’inchiesta che hanno fatto loro (la squadra di Report, ndr), hanno toccato centri di potere, vanno protetti anche loro da una scorta mediatica».

Ranucci ha poi voluto rivolgere un pensiero ai cronisti locali: «Noi abbiamo alle spalle un'azienda che ci tutela dal punto di vista economico, la Rai, ma loro sono sotto pressione dell'imprenditore locale, del criminale locale, del politico locale, che spesso sono una persona sola o l'editore stesso del giornale».
Il conduttore di Report ha sottolineato come gli attacchi alla stampa vengano da tutti i vari governi e che «ciascuno ha pensato di delegittimare sempre un po' di più le forze dell'ordine, la magistratura, la libera informazione». Perciò, ha concluso Ranucci, «vi chiedo di impegnarvi con le vostre scelte a difendere il diritto di essere informati perché non dobbiamo consentire a nessuno di renderci infelici». 
 
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