Se parli di Black Bloc non hai capito niente della Val di Susa
Da quanto tempo la parola Tav non tornava ad agitare il dibattito pubblico? L’infrastruttura ideata negli anni ‘90 per collegare Torino a Lione è in fase di costruzione dall’inizio del secolo. Previsione fine lavori: 2033. I cantieri sono aperti in mezzo alle montagne, ma vanno a rilento. L’unica talpa attiva è avanzata di un solo metro da maggio per problemi tecnici. Si trova nel cantiere di Chiomonte, punto di accesso principale da cui si scavano le gallerie del tunnel di base sul versante italiano. Non è un caso che proprio Chiomonte sabato scorso sia stato teatro di accesi e violenti scontri tra il movimento No Tav e le forze dell’ordine.
Chiomonte è storicamente il simbolo centrale dei confronti, punto di approdo della manifestazione che ogni anno parte dal noto Festival Alta Felicità. Tre giorni di musica, cultura e resistenza in Val di Susa, che sfociano come sempre in un corteo partecipatissimo: sabato c’erano 20mila persone. Non è la prima volta in cui avvengono degli scontri. Ma è soprattutto quest’anno che la politica, in cerca di consensi a un anno dalle elezioni, ha cavalcato con forza la vicenda per fare propaganda sul tema sempreverde della sicurezza.
Meloni e Piantedosi in persona hanno fatto visita al cantiere Chiomonte per portare solidarietà alle forze dell’ordine. Nel frattempo, i circa 700 antagonisti incappucciati coinvolti negli scontri vengono descritti come appartenenti al cosiddetto “Blocco Nero”, in prevalenza stranieri. Il movimento No Tav è stato infiltrato? Questa è la tesi che dai corridoi delle questure finisce dritta nelle cronache di molti quotidiani. Ma è una storia vecchia: già nel 2011, dopo gli scontri, i manifestanti avevano sfilato a Torino con lo striscione di apertura: «Siamo tutti black bloc».
Ieri come oggi, ribadisce Guido Fissore, uno dei volti del movimento, «non esistono divisioni tra valligiani e black bloc, siamo tutti responsabili». Entrare nel cantiere lo scorso sabato è stata una scelta «condivisa da tutti», aggiunge.
Uno slogan ricorrente dei No Tav è da sempre: «C'eravamo, ci siamo e ci saremo». A cambiare è stato il livello dello scontro. Alice Dal Gobbo, studiosa di movimenti climatici e ecologia politica intervistata da “Tutta la città ne parla” su Rai Radio 3, afferma che gli scontri di quest’anno sono causa «della crescente militarizzazione di quel territorio e in generale della crescente militarizzazione e repressione che vediamo nei confronti dei movimenti nel territorio nazionale».
Il movimento, dopo oltre tre decenni, è ancora vivo e raccoglie una solidarietà estesa. A 10 anni dal primo Festival Alta Felicità, a 15 anni dall'esperienza del presidio di protesta rinominato “Libera Repubblica della Maddalena” e da quell’estate del 2011 in cui decine di migliaia di persone raggiunsero la Val di Susa, la partecipazione dell’edizione appena conclusa sembra essere tra le più alte mai registrate. Dopo oltre tre decenni, invece, una delle opere più contestate di sempre procede lentamente. Nonostante le strumentalizzazioni e nell’imbarazzo della politica.