«Non lottiamo contro un’“opera”, difendiamo un altro modo di vivere»
Gli scontri al cantiere Chiomonte di sabato scorso hanno riacceso l’attenzione sulla Val di Susa. Lo stesso giorno centinaia di No Tav sono stati bloccati e identificati dalle forze dell’ordine nella stazione di Bruzolo. Lunedì, invece, concluso il Festival Alta Felicità, gli agenti hanno bloccato la statale che porta a Venaus (località che ospita l’evento) effettuando altri controlli e ulteriori identificazioni.
La stessa strategia «ha portato alla notifica di tre ordinanze per il Campeggio della Piana, che si sta svolgendo in questi giorni», spiega a VD Edoardo del Movimento No Tav, che aggiunge: «Militarizzare ancor di più la Valle è un semplice tentativo di creare tensioni». Si tratta di «un copione già visto», dice. Colpire «i momenti di aggregazione», che hanno permesso alla Valle di restare unità in tutti questi anni.
Edoardo ha subìto in prima persona l’impatto dell’opera. Come per tanti nati e cresciuti su quelle montagne, la reazione collettiva è stata quella di «lottare per difendere la Valle».
«Difendere il luogo dove vivo significa proteggere non solo la terra e la natura che ci circondano – prosegue – ma anche la nostra storia, la nostra salute e il nostro futuro da un'opera che riteniamo devastante e imposta dall'alto».
Alla manifestazione di sabato c’erano 20mila persone. Quest’anno, ancora più che nelle scorse edizioni, Edoardo ha percepito il supporto di tanti giovani che si sono avvicinati al Movimento.
«Migliaia di persone per le strade e i sentieri della Val di Susa. Da Salbertrand, attraverso Chiomonte, Giaglione e Susa, a San Didero, abbiamo portato un messaggio molto chiaro: siamo sempre qui».
Il campeggio itinerante era stato organizzato nell’area di Traduerivi (Susa) dal 30 luglio al 2 agosto. Mercoledì 29 luglio il prefetto di Torino Donato Cafagna ha vietato l’attività di “campeggio libero” nelle aree dei comuni di Susa e Bussoleno.
L’iniziativa non ha sconfortato gli attivisti, che si sono trasferiti a Venaus. Ma Cafagna giovedì ha imposto il divieto anche lì. Non potendo montare le tende, ieri sera i partecipanti hanno dormito su una enorme bandiera palestinese 30x40 metri. Edoardo spiega che il campeggio ha «un’utilità chiara: si tratta di uno spazio politico e sociale volto a fare comunità, per permettere di conoscersi, scambiarsi idee, partecipare a dibattiti, laboratori e assemblee».
«Intende essere il luogo in cui si costruisce l'alternativa culturale e sociale a quel modello di sviluppo distruttivo che contestiamo, ed è la dimostrazione pratica che la nostra non è solo una lotta "contro" un'opera, ma "per" un modo diverso di vivere e stare insieme».