Dopo l'incendio, centinaia di persone continuano il presidio per scongiurare lo sgombero di Spin Time
Da due notti davanti a Spin Time c’è un’intera comunità che prova a resistere. Dopo il principio d’incendio che mercoledì sera ha interessato una parte dell’edificio, il palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme è stato sequestrato. Le circa 400 persone che ci abitavano, tra famiglie con bambini, anziani e persone fragili, non possono rientrare nelle proprie case.
Fuori dall’edificio è così nata una cittadella della solidarietà, con tende, brandine, pasti e beni di prima necessità. Centinaia di persone trascorrono le giornate e le notti davanti allo stabile per difendere la propria casa e impedire che lo sgombero di fatto diventi definitivo.
Al presidio continuano ad arrivare cittadini, associazioni e realtà sociali che portano aiuti. «Non possiamo dormire un’altra notte per terra. Sono 36 ore che siamo in piedi. Ridateci un po’ della nostra dignità: fateci ritornare là dentro», racconta una residente.
Occupato dal 2013, Spin Time è diventato uno dei simboli della lotta per il diritto all’abitare a Roma. Ospita 126 famiglie di 27 nazionalità, ma anche un auditorium, un coworking, un doposcuola e servizi aperti al quartiere. Per questo molti temono che l’incendio possa diventare l’occasione per realizzare lo sgombero già annunciato in passato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Tra le realtà presenti c’è anche la CGIL. «Tutto quello che si è costruito in questi anni qua dentro deve essere difeso. Ci crediamo tantissimo, al punto che abbiamo aperto uno sportello come CGIL, perché pensiamo che le tutele dei lavoratori e delle persone che hanno una difficoltà abitativa vadano rappresentate nelle loro forme più reali, più forti, più concrete», ha detto Andrea Pace durante l’assemblea.
Mentre la politica discute su quale sarà il destino dello stabile, davanti a Spin Time c’è chi prova a resistere e a opporsi a una crisi abitativa che, in caso di sgombero, potrebbe diventare ancora più grave. C’è chi distribuisce i pasti, chi monta le tende, chi organizza assemblee, chi prova a far addormentare i bambini. Ma soprattutto c’è chi aspetta di poter tornare a casa.
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Fuori dall’edificio è così nata una cittadella della solidarietà, con tende, brandine, pasti e beni di prima necessità. Centinaia di persone trascorrono le giornate e le notti davanti allo stabile per difendere la propria casa e impedire che lo sgombero di fatto diventi definitivo.
Al presidio continuano ad arrivare cittadini, associazioni e realtà sociali che portano aiuti. «Non possiamo dormire un’altra notte per terra. Sono 36 ore che siamo in piedi. Ridateci un po’ della nostra dignità: fateci ritornare là dentro», racconta una residente.
Occupato dal 2013, Spin Time è diventato uno dei simboli della lotta per il diritto all’abitare a Roma. Ospita 126 famiglie di 27 nazionalità, ma anche un auditorium, un coworking, un doposcuola e servizi aperti al quartiere. Per questo molti temono che l’incendio possa diventare l’occasione per realizzare lo sgombero già annunciato in passato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Tra le realtà presenti c’è anche la CGIL. «Tutto quello che si è costruito in questi anni qua dentro deve essere difeso. Ci crediamo tantissimo, al punto che abbiamo aperto uno sportello come CGIL, perché pensiamo che le tutele dei lavoratori e delle persone che hanno una difficoltà abitativa vadano rappresentate nelle loro forme più reali, più forti, più concrete», ha detto Andrea Pace durante l’assemblea.
Mentre la politica discute su quale sarà il destino dello stabile, davanti a Spin Time c’è chi prova a resistere e a opporsi a una crisi abitativa che, in caso di sgombero, potrebbe diventare ancora più grave. C’è chi distribuisce i pasti, chi monta le tende, chi organizza assemblee, chi prova a far addormentare i bambini. Ma soprattutto c’è chi aspetta di poter tornare a casa.