In Italia, alcuni provider stanno censurando i siti che informano sull'aborto
di Melissa AgliettiDa febbraio, i siti di Women on Web e Women Help Women, che offrono informazioni e supporto sull’aborto, risultano impossibili da raggiungere. Alcuni dei principali provider internet italiani stanno bloccando l’accesso a queste pagine, come segnalato da uno studio di OONI, l’osservatorio globale sulla censura online.
«Quando si prova ad accedere compare un messaggio di errore, come se il sito non fosse più funzionante», spiega a VD Dunia Jelinska di Women Help Women. «È molto inquietante quello che sta accadendo. In altri Paesi, i governi hanno annunciato il blocco apertamente, dicendo che il sito violava le leggi vigenti. Qui invece ti fanno credere che ci sia un problema tecnico. Questa invece è una censura molto più subdola, perché fa credere alle persone che ci sia un errore e così preclude loro la possibilità di informarsi».
Le stesse organizzazioni si sono accorte del blocco quasi per caso, perché non riuscivano ad accedere ai propri strumenti di back office. «Al momento non abbiamo contattato in forma ufficiale gli operatori», dice Jelinska. «Ma è chiaro che non si tratta di una casualità: sia Women on Web che Women Help Women offrono lo stesso tipo di supporto alle donne che cercano informazioni sicure sull’aborto. È chiaro che ci sia la volontà di censurarci».
Solo nel 2025, Women on Web aveva risposto a oltre 1.500 messaggi provenienti dall'Italia e gestito più di 700 richieste di supporto. Women Help Women ne aveva seguite circa altre mille. «Anche in Paesi come l’Italia in cui l’aborto è legale, ma il cui accesso resta disomogeneo, non è semplice trovare informazioni a riguardo», racconta. «Sono preoccupata per tutte quelle persone che in questi mesi hanno avuto bisogno di supporto e non sono riuscite a trovarlo a causa del blocco».
Al momento, ci sono alcune strade per aggirare la censura: si possono cambiare le impostazioni DNS del telefono (app 1.1.1.1 di Cloudflare, o Quad9), passare a un altro provider, ad esempio usando il telefono o il pc di un’amica o un amico, usare una VPN, o scrivere direttamente alle organizzazioni via email. «L’Italia è l’ottavo Paese al mondo a bloccare i nostri siti», dice Jelinska. «Non sappiamo però chi e perché abbia deciso di renderli inaccessibili».