«Vogliamo giustizia per Fakir»
di Giulia EchitesUn uomo è a terra, faccia in giù, e due poliziotti sono sopra di lui, lo immobilizzano e gli schiacciano torace e viso contro l’asfalto rovente. Tutto sotto lo sguardo di operatori sanitari immobili. L’uomo implora aiuto diverse volte, i poliziotti lo ignorano finché Abderrahim Fakir, 43 anni di origini marocchine ma in Italia da quando è bambino, non muore sull’asfalto.
Questo è quanto successo domenica 19 luglio a Bologna, nel quartiere Pilastro, e questo è quello che mostra un video della durata di alcuni minuti, gli ultimi minuti di vita di Fakir.
Familiari e amici di Fakir chiedono a questo punto solo verità e giustizia per quello che è successo. A loro si aggiungono le residenti e i residenti del Comitato Popolare Pilastro, un quartiere della città di Bologna da tempo caratterizzato da un certo tipo di narrazione - anche per l’alto tasso di immigrazione - ma che in realtà, come ci dice Roberta Pagnoni, è un quartiere dove la diversità è vista come risorsa dai suoi abitanti.
Anche la loro reazione alla morte di Fakir sarà esemplare - assicura Pagnoni - perché è proprio dalle periferie che deve ripartire uno scatto di dignità.
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Questo è quanto successo domenica 19 luglio a Bologna, nel quartiere Pilastro, e questo è quello che mostra un video della durata di alcuni minuti, gli ultimi minuti di vita di Fakir.
Familiari e amici di Fakir chiedono a questo punto solo verità e giustizia per quello che è successo. A loro si aggiungono le residenti e i residenti del Comitato Popolare Pilastro, un quartiere della città di Bologna da tempo caratterizzato da un certo tipo di narrazione - anche per l’alto tasso di immigrazione - ma che in realtà, come ci dice Roberta Pagnoni, è un quartiere dove la diversità è vista come risorsa dai suoi abitanti.
Anche la loro reazione alla morte di Fakir sarà esemplare - assicura Pagnoni - perché è proprio dalle periferie che deve ripartire uno scatto di dignità.