«Fakir fermato con tecnica letale, per cui l'Italia era stata già condannata»
La famiglia di Abderrahim Fakir ha scelto Fabio Anselmo, già avvocato delle famiglie Cucchi, Aldrovandi e Magherini, come proprio legale. Anselmo ha una lunga esperienza nella difesa di persone morte tra le mani delle forze dell’ordine. Ma oggi «è diventato tutto estremamente più difficile», sospira al telefono raggiunto da VD.
Da quanto è stata data notizia della scelta, gli account social di Anselmo e della compagna Ilaria Cucchi si sono riempiti di insulti, minacce e intimidazioni. «Per sporgere querela a tutti dovrei avere a disposizione 10 studi legali», stima ad occhio. «In questo, come sul caso ora in esame – aggiunge – non aiutano le prese di posizione del Governo che esprime solidarietà agli agenti, come se il corpo di quell’uomo morto sull’asfalto non ci fosse mai stato. Non c’è un clima sereno».
Secondo l’avvocato, il caso di Fakir è simile a quelli di Aldrovandi e Magherini, entrambi morti durante interventi delle forze dell’ordine. «Le posizioni utilizzate dai poliziotti per fermare Fakir sono tutte ampiamente note e riconosciute come pericolose – prosegue – ma la polizia continua ad utilizzarle». A gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia a risarcire i familiari di Riccardo Magherini, che nel 2014 morì dopo essere stato immobilizzato da alcuni carabinieri. Tra le motivazioni, la mancanza di adeguata formazione e preparazione delle forze dell’ordine su come immobilizzare le persone.
Anselmo è allibito dal fatto che il Governo non solo «abbia fatto ricorso contro la condanna della CEDU (ricorso poi respinto ndr). Ma pur di difendere la polizia si sia spinto a produrre una normativa ingiusta come quella del cosiddetto “scudo penale”». Secondo le norme introdotte a febbraio in uno dei tanti decreti sicurezza, il pm può decidere di evitare di iscrivere chi ha compiuto un fatto tra le persone formalmente indagate se appare evidente che il fatto è stato compiuto per una motivazione ritenuta giustificabile, la cosiddetta «causa di giustificazione».
Quello di Fakir è uno dei primi casi di applicazione della nuova norma. Non risultano infatti indagati: sei persone (due agenti e quattro operatori sanitari) hanno ricevuto un'«annotazione preliminare», che consente di verificare se il loro comportamento sia stato coperto da una «causa di giustificazione». In base ai riscontri potranno eventualmente essere indagati, ma non è certo. Secondo Anselmo «di fatto il pm non sta indagando “su niente”. Non sta indagando su un fatto che crede possa essere reato», dice VD.
«Con questo sistema le norme vengono strumentalizzate dalla politica – continua Anselmo – ottenere giustizia diventa più difficile. La famiglia di Fakir mi ha scelto, si fida di me e spero di non deluderla. Ma ho dovuto essere onesto sulle difficoltà che ci aspettano». «Non so come andrà a finire», ammette a VD: «So solo che questo sistema si deve vergognare».