«Israele ci definisce terroristi per giustificare i sequestri in mare aperto»

«Vorrei ricordare che tre mesi fa, a 20 miglia da Malta, un drone israeliano ha bombardato la nave più grande della Freedom Flotilla, la Conscience. In Italia non se ne è parlato, neanche nel Parlamento europeo. Dopodiché io sono partito con la Handala, abbiamo chiesto protezione al ministro Tajani, siamo stati intercettati nelle acque internazionali, a un miglio da quelle egiziane e a sessanta da Gaza. Siamo stati sequestrati e deportati in Israele e ci hanno dato un foglietto in cui ci dicevano che eravamo entrati illegalmente in Israele e che potevamo essere rimandati a casa. Noi abbiamo rifiutato perché non eravamo diretti in Israele ma a Gaza», lo dichiara l’attivista Tony La Piccirella in collegamento da una delle barche della Global Sumud Flotilla, durante la conferenza stampa in Senato.

«Nell’ultima missione il governo israeliano ha avuto l’esigenza di trattarci nella maniera più democratica possibile per loro, attraverso una procedura di immigrazione, perché non c’è un titolo legale che si possa dare a un sequestro in mare aperto. Ora ricorrono alla parola terrorismo, ad uso strumentale, perché quando non si prevede un dissenso si usa anche questa parola. E non lo fa solo Israele, lo fa anche l’Europa».
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