Nella notte tra il 29 e il 30, alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sono state intercettate da unità militari israeliane in acque internazionali, tra il tratto di mare vicino a Cipro e quello a ovest di Creta. Una missione civile diretta verso Gaza con aiuti umanitari, bloccata a centinaia di chilometri dalle coste israeliane.

Secondo le autorità israeliane sarebbero state fermate decine di imbarcazioni con a bordo centinaia di attivisti, poi dichiarati in stato di arresto. Durante l’operazione diversi contatti con le imbarcazioni si sono interrotti improvvisamente, rendendo ancora parziale il quadro completo delle persone coinvolte.

Sui social stanno circolando i video dell’operazione: in uno si vede l’equipaggio di una barca con le mani alzate mentre un soldato armato sale a bordo. Immagini che raccontano «un’escalation pericolosa e senza precedenti».

Secondo le ricostruzioni, dopo l’abbordaggio, gli attivisti sono stati trasferiti sulle unità militari israeliane intervenute e condotti verso porti israeliani, dove verranno identificati e trattenuti in attesa delle procedure successive, che secondo Tel Aviv porteranno all’espulsione. Le autorità israeliane hanno poi fatto sapere che tutti i fermati sarebbero in buone condizioni.

La denuncia degli attivisti è durissima: «rapimento di civili nel mezzo del Mediterraneo», a oltre 900 chilometri da Gaza, sotto gli occhi della comunità internazionale. «I governi devono agire ora per proteggere la Flotilla e ritenere Israele responsabile di queste flagranti violazioni del diritto», il loro appello.

«Israele non ha giurisdizione in queste acque. Intercettare o abbordare queste imbarcazioni equivarrebbe a una detenzione illegale, potenzialmente un rapimento in alto mare», ha detto Gur Tsabar, addetto stampa della Global Sumud Flotilla.

In un’intervista a Rainews24, Maria Elena Delia, portavoce della Sumud Global Flotilla, ha raccontato che l’operazione è andata avanti per tutta la notte: prima l’arrivo di due navi militari israeliane, poi l’ordine di fermarsi e tornare indietro, infine i militari saliti a bordo con armi d’assalto.

La portavoce ha aggiunto che la Farnesina si sarebbe attivata immediatamente e che sono in corso contatti costanti con le autorità italiane, ma ha chiesto una presa di posizione più netta anche da parte dell’Unione europea, ipotizzando la necessità di strumenti come sanzioni diplomatiche.

Per oggi, 30 aprile, la Sumud Flotilla ha lanciato una mobilitazione urgente. La richiesta è di protezione diplomatica immediata per le attiviste e gli attivisti, una condanna formale da parte dei governi e l’interruzione dei rapporti con Israele. «Il tempo è fondamentale», scrivono. «Ogni ora di inazione è un’ora in cui delle vite restano a rischio».