«Il nuovo ddl sulla violenza sessuale è un passo indietro per le vittime»
Il ddl sulla violenza sessuale, attualmente in discussione al Senato, rischia di peggiorare la tutela delle vittime. Michela Pugliese, di A Buon Diritto onlus, denuncia che le modifiche introdotte potrebbero costringere le donne a dover dimostrare il loro rifiuto dopo aver subito la violenza, aggravando la rivittimizzazione secondaria già segnalata dai dati: oltre il 70% delle donne che contattano il 1522 non denuncia per sfiducia nel sistema giudiziario.
Secondo il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, presentato ieri alla Camera dei Deputati, i diritti fondamentali subiscono un arretramento crescente. Dalla salute riproduttiva all’autonomia economica, dal lavoro alla protezione legale, molte persone affrontano ostacoli crescenti: quasi una su dieci rinuncia alle cure mediche, le retribuzioni reali continuano a diminuire e le discriminazioni si intrecciano con precarietà abitativa, status giuridico e background migratorio.
«Decidere quali dati mostrare significa decidere chi conta e chi può essere visibile», sottolinea Pugliese, denunciando la riduzione della trasparenza sui femminicidi e sulle violenze sessuali. Luigi Manconi e Nicola Fratoianni condividono l’allarme: l’erosione dei diritti delle categorie più vulnerabili è un indicatore della salute complessiva della democrazia.
Il ddl sulla violenza sessuale si inserisce in questo contesto: pur introducendo strumenti penali importanti, rischia di trasformare la tutela delle vittime in un percorso più ostacolato e selettivo, aumentando la sfiducia nel sistema e il rischio di rivittimizzazione.
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Secondo il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, presentato ieri alla Camera dei Deputati, i diritti fondamentali subiscono un arretramento crescente. Dalla salute riproduttiva all’autonomia economica, dal lavoro alla protezione legale, molte persone affrontano ostacoli crescenti: quasi una su dieci rinuncia alle cure mediche, le retribuzioni reali continuano a diminuire e le discriminazioni si intrecciano con precarietà abitativa, status giuridico e background migratorio.
«Decidere quali dati mostrare significa decidere chi conta e chi può essere visibile», sottolinea Pugliese, denunciando la riduzione della trasparenza sui femminicidi e sulle violenze sessuali. Luigi Manconi e Nicola Fratoianni condividono l’allarme: l’erosione dei diritti delle categorie più vulnerabili è un indicatore della salute complessiva della democrazia.
Il ddl sulla violenza sessuale si inserisce in questo contesto: pur introducendo strumenti penali importanti, rischia di trasformare la tutela delle vittime in un percorso più ostacolato e selettivo, aumentando la sfiducia nel sistema e il rischio di rivittimizzazione.