Strage di Bologna, la destra e i conti mai fatti con il passato
di Tommaso ProverbioIl 2 agosto 1980 una bomba nella stazione di Bologna uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. È la più grave strage dell'Italia repubblicana. Dopo decenni di processi, conosciamo gli esecutori materiali - i neofascisti -, le responsabilità accertate, i depistaggi e il ruolo svolto da uomini dei servizi segreti e della loggia P2. Rimane invece ancora senza risposta definitiva la domanda sui mandanti.
La strage di Bologna non è soltanto una pagina di storia: è anche una questione politica che continua a interrogare il presente. I terroristi condannati Giusva Fioravanti e Francesca Mambro avevano militato nella giovanile del Movimento Sociale Italiano, partito da cui, attraverso le successive trasformazioni politiche, discende una parte dell'attuale destra di governo. È anche per questo che ogni anniversario riapre il dibattito sul rapporto con quella stagione.
Negli anni non sono mancate polemiche per l'assenza o la partecipazione limitata di esponenti del governo alle commemorazioni e, più in generale, per la difficoltà di una parte della destra italiana - tra cui la premier Meloni - nel fare davvero i conti con quell'eredità storica. Un nodo che riguarda la memoria pubblica prima ancora dello scontro politico. A più di quarantacinque anni di distanza, quella ferita non appartiene solo al passato, ma continua a chiedere verità e memoria.
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La strage di Bologna non è soltanto una pagina di storia: è anche una questione politica che continua a interrogare il presente. I terroristi condannati Giusva Fioravanti e Francesca Mambro avevano militato nella giovanile del Movimento Sociale Italiano, partito da cui, attraverso le successive trasformazioni politiche, discende una parte dell'attuale destra di governo. È anche per questo che ogni anniversario riapre il dibattito sul rapporto con quella stagione.
Negli anni non sono mancate polemiche per l'assenza o la partecipazione limitata di esponenti del governo alle commemorazioni e, più in generale, per la difficoltà di una parte della destra italiana - tra cui la premier Meloni - nel fare davvero i conti con quell'eredità storica. Un nodo che riguarda la memoria pubblica prima ancora dello scontro politico. A più di quarantacinque anni di distanza, quella ferita non appartiene solo al passato, ma continua a chiedere verità e memoria.