È morta Emma Bonino, addio alla leader radicale
Emma Bonino è morta a 78 anni. Ex ministra, parlamentare europea, attivista storica dei diritti civili e politici, Bonino è stata fino all’ultimo un punto di riferimento per le battaglie sociali: dal diritto all’aborto alla laicità dello Stato, dalla difesa dei diritti umani alla legalizzazione delle droghe leggere.
Leader carismatica dei Radicali insieme a Marco Pannella, fu tra le primissime a portare il corpo delle donne, e la loro autodeterminazione, al centro del dibattito politico italiano. Nata a Bra, in Piemonte, nel 1948, si laurea alla Bocconi prima di entrare nel Partito Radicale nel pieno degli anni ’70. Fu protagonista delle grandi battaglie sul divorzio e sull’aborto, e da subito divenne una delle personalità più visibili e determinate del movimento. Eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, fu tra le prime a denunciare il tabù delle carceri e dell’obiezione di coscienza. «La disobbedienza civile è una forma di amore per la democrazia», ripeteva spesso, citando Gandhi.
Nel 1994 divenne commissaria europea per gli aiuti umanitari, distinguendosi nella gestione delle crisi nei Balcani e in Africa. Rientrata in Italia, ricoprì vari ruoli istituzionali: vicepresidente del Senato, ministra per le Politiche europee, e nel 2013 ministra degli Esteri nel governo Letta – una delle poche donne a ricoprire quel ruolo nella storia del Paese. Forte sostenitrice del progetto europeo, fu anche candidata al Quirinale in diverse occasioni, pur senza mai ottenere l’appoggio trasversale necessario.
Dal 2015 affrontava pubblicamente un tumore al polmone con la consueta trasparenza. Negli ultimi anni aveva fondato +Europa, nuova formazione politica europeista, rimanendo sempre fedele a una visione laica, liberale, federalista e garantista dello Stato di diritto.