In una democrazia la legge elettorale è troppo importante per non sapere come funziona
La legge elettorale torna al centro dello scontro politico. La riforma voluta dal centrodestra, ribattezzata Stabilicum, è stata approvata dalla Camera il 16 luglio e ora è all'esame del Senato. Il testo è ancora in movimento e proprio sulle preferenze ha prodotto uno dei passaggi più delicati del confronto nella maggioranza.
La proposta iniziale prevedeva liste completamente bloccate, senza possibilità per gli elettori di indicare direttamente i candidati. Al Senato è stato però approvato un emendamento che introduce fino a tre preferenze. Resta però il capolista bloccato, che viene eletto senza dover ottenere preferenze.
Le opposizioni hanno provato a eliminare questo meccanismo e a introdurre le preferenze per tutti i candidati. Il subemendamento è stato bocciato con 68 voti favorevoli e 99 contrari. Una votazione che ha evidenziato anche le divisioni interne alla maggioranza sul tema delle preferenze.
Dal Rosatellum allo Stabilicum
Il sistema attualmente in vigore, il Rosatellum, prevede un sistema misto: circa un terzo dei parlamentari viene eletto nei collegi uninominali, mentre i restanti seggi sono assegnati con il proporzionale.
Lo Stabilicum elimina i collegi uninominali e introduce un sistema prevalentemente proporzionale in collegi plurinominali. I seggi vengono quindi distribuiti in base ai voti ottenuti dalle liste, con un meccanismo pensato per favorire la formazione di una maggioranza di governo.
Il premio di maggioranza scatta al 42%
La principale correzione al proporzionale è il premio di maggioranza. La lista o coalizione più votata può ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, ma solo se raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere.
Il premio porta il vincitore fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori, ai quali si aggiungono i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero.
Se nessuno raggiunge il 42%, oppure se Camera e Senato producono risultati diversi, il premio non scatta e i seggi vengono distribuiti secondo il sistema proporzionale.
Come funzionano le preferenze
Con il nuovo meccanismo l'elettore può indicare fino a tre candidati, ma soltanto dopo il capolista. Se vengono espresse più preferenze, devono riguardare candidati di sesso diverso.
Le liste sono composte da sette candidati, compreso il capolista, con alternanza di genere. Questo significa che una parte della scelta resta nelle mani dell'elettore, mentre il primo candidato della lista mantiene una posizione privilegiata: viene eletto senza dover ottenere preferenze.
Il nome del candidato premier sulla scheda
La riforma prevede anche che ogni lista o coalizione indichi, al momento del deposito del simbolo, il nome della persona che intende proporre al presidente della Repubblica come candidato alla presidenza del Consiglio.
Non si tratta però di un'elezione diretta del premier. La Costituzione mantiene infatti al presidente della Repubblica la prerogativa di nominare il capo del governo. Il testo della riforma richiama espressamente le garanzie previste dagli articoli 67 e 92 della Costituzione.
Soglie di sbarramento e raccolta firme
La soglia di sbarramento resta al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni.
La riforma interviene anche sulla raccolta delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni. L'esenzione prevista per i partiti con un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2025 lascia invece un onere maggiore alle forze politiche più piccole o nuove, che devono affrontare una raccolta firme più impegnativa.
Fuorisede, caregiver e italiani all'estero
Il testo interviene anche sulle modalità di voto per chi si trova lontano dal proprio Comune di residenza. Per i fuorisede viene prevista la possibilità di votare nel Comune di domicilio, a determinate condizioni. Una novità riguarda anche i caregiver, che potranno usufruire di modalità che evitano, in determinati casi, il ritorno al Comune di residenza.
Cambiano inoltre le circoscrizioni per gli italiani all'estero: alla Camera le quattro ripartizioni geografiche vengono ridotte a due, Europa ed extra Ue, mentre per il Senato viene prevista un'unica area. I 12 parlamentari eletti nella circoscrizione Estero non rientrano nel tetto massimo previsto per il premio di maggioranza.
A che punto è la riforma
Alla Camera lo Stabilicum è stato approvato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni. Ora il testo è all'esame del Senato, dove il voto finale è previsto per il 15 settembre.
Non si tratta ancora, quindi, della nuova legge elettorale definitiva. Se Palazzo Madama dovesse modificare il testo approvato dalla Camera, la riforma dovrebbe tornare a Montecitorio.
L'impianto, però, è già delineato: un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza, una soglia del 42% per ottenerlo e un sistema di preferenze che lascia al capolista un posto garantito. È proprio su quest'ultimo punto che si concentra una delle principali tensioni politiche intorno alla riforma.