Musica, clubbing e queernes. Sotto cassa con M¥SS KETA

Dopo essere arrivata «in top ten anche senza boyfriend», col suo ultimo album “.” (punto) @myss.keta avrebbe potuto abbracciare ufficialmente il mainstream, invece è rimasta fedele a se stessa, presentando un album che «non si offre facilmente» ma «pretende di essere ascoltato» tra ulteriori sperimentazioni, canzoni che attingono da un immaginario pop senza esserlo e una «M¥SS spogliata della sua corazza per chi la sa leggere». 

All’Alcatraz di Milano, in occasione della fine del suo ultimo tour europeo, il nostro @viniligram ha incontrato M¥SS KETA per parlare di cosa vuol dire essere un’artista donna in Italia, di clubbing a prescindere dall’età, e di come riuscire a non finire “in gabbia”, per citare uno dei suoi storici pezzi. «Non voglio chiudermi in situazioni che non voglio: M¥SS mi serve per giocare, esprimermi, divertirmi, e questo deve rimanere», ha detto M¥SS KETA a VDNews. «"PUNTO" è proprio una dichiarazione d’intenti in questo senso». 

Nata nel 2013 a Milano da un gruppo d’amici che sguazzavano nel «brodo primordiale di serate queer e underground», “ragazza di Porta Venezia”, finita sul New York Times in una “era of face coverings” e sotto Universal Music, M¥SS KETA oggi rimane una delle nostre artiste ”nude, crude e sincere” preferite del panorama italiano. Si esibirà prossimamente il 19.07 a Whole Festival, il 22.08 a Radio Onda d'Urto, il 24.08 a Colle Val D'Elsa e il 12.09 a Borgo Festival.
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