Ci sono state edizioni di Sanremo, quando Sanremo non era quello di oggi, quello pop inventato da Amadeus, che pochi ricordano. Accadimenti, piccoli e grandi incidenti che per anni una piccola nicchia di nerd sanremesi ha custodito nell’anima. Giovani adulti che si ritrovavano per commentare uno show anacronistico, anche sul defunto Twitter, con un unico scopo: polemizzare, commentare, essenzialmente cazzeggiare affermando le peggio cose sull’evento portante dell’ammiraglia Rai. 

In ordine sparso: l’orchestra che strappa gli spartiti in segno di protesta contro il duetto reale di Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia che arrivano secondi nell’edizione del 2011 con “Italia amore mio”. Brian Molko dei Placebo che distrugge la chitarra in diretta nel 2001 infastidito dal monotono pubblico altospendente in sala. Crozza che entra trionfale nel 2013 imitando Berlusconi e rischia il linciaggio. La farfallina di Belen. I monologhi infiniti di Celentano. Le passeggiate a cavallo di Benigni col tricolore per i 150 anni d’Italia. Nel 2002 aveva stretto il “pacco” di Pippo Baudo in diretta. «I capelli sono veri, ma il pisello è finto», disse. 

Era un mondo in cui i social non erano ancora così influenti e la maggior parte dei giovani erano all’oscuro del fatto che a Sanremo la musica è solo lo sfondo al melodramma di un Paese che sa rendersi ridicolo per il solo gusto di compiacersi. Sanremo restava un mistero per noi bambini e adolescenti che osservavamo adulti e anziani prestarsi al rito puntualmente ogni anno.  Solo con Amadeus le nuove generazioni hanno potuto scoprire il segreto di pulcinella, quel gusto malvagio e dolcissimo che pervade l’animo quando arriva il momento del Festival: Sanremo è una terra franca in cui non ci sono regole. Vive delle sue disfatte e delle sue polemiche. E tutto è concesso a noi commentatori. Non c’è nulla di male nel lasciarsi andare nella rage room della commedia della vita di fronte al televisore insieme ad amici e coinquilini. In un mondo che ci vuole sempre alla ribalta è nel retroscena privato che possiamo toglierci la maschera e mostrare i lati peggiori di noi. Sanremo non ti giudicherà e neanche chi ti vuole bene.