I Massive Attack denunciano il genocidio a Gaza durante i concerti
Nelle loro date italiane, i Massive Attack hanno trasformato il palco in un attacco frontale al mondo contemporaneo. Tra video generati con intelligenza artificiale, domande esistenziali e cifre nude sulla guerra a Gaza, il tour si fa atto politico. Alle spalle dei fondatori Robert Del Naja e Grant Marshall, scorrono immagini che parlano di fake news, potere, finanza offshore e propaganda.
Durante il concerto, la realtà mediatica viene smontata pezzo per pezzo: gossip e simboli casuali sostituiscono i contenuti, mentre scorrono i nomi dei potenti – da Trump a Musk – accusati di manipolare il mondo tramite tecnologia e controllo economico. L’ironia sulle teorie cospirazioniste si alterna a messaggi duri e diretti.
Alla fine lo schermo esplode in una gigantesca bandiera palestinese. Poi il conto dei morti a Gaza, le bombe sganciate, gli ospedali distrutti. A parlare sono solo i numeri, spietati e senza filtro. Il concerto diventa un manifesto contro l’indifferenza e la neutralità, un appello a prendere posizione.
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Durante il concerto, la realtà mediatica viene smontata pezzo per pezzo: gossip e simboli casuali sostituiscono i contenuti, mentre scorrono i nomi dei potenti – da Trump a Musk – accusati di manipolare il mondo tramite tecnologia e controllo economico. L’ironia sulle teorie cospirazioniste si alterna a messaggi duri e diretti.
Alla fine lo schermo esplode in una gigantesca bandiera palestinese. Poi il conto dei morti a Gaza, le bombe sganciate, gli ospedali distrutti. A parlare sono solo i numeri, spietati e senza filtro. Il concerto diventa un manifesto contro l’indifferenza e la neutralità, un appello a prendere posizione.