Il vescovo di Pinerolo chiede la liberazione dell'imam Shanin
Il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, ha diffuso un video in sostegno dell’imam di Torino Mohamed Shahin, che rischia l’espulsione a seguito delle frasi pronunciate durante una manifestazione per Gaza.
Shahin, in Italia dal 2004, sposato, padre di due bambini e attivo in un’associazione culturale islamica, è accusato dal ministro Piantedosi di avere «un ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale». Un’accusa, tuttavia, non accompagnata da procedimenti giudiziari: in procura a Torino non risulta alcuna indagine per istigazione, terrorismo o proselitismo. L’imam è attualmente trattenuto nel Cpr di Caltanissetta.
Tra gli elementi citati nel provvedimento di fermo figura la trascrizione di un file audio acquisito dalla questura di Torino, relativo all’intervento dell’imam durante un corteo. In quella circostanza Shahin avrebbe affermato: «Io personalmente sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre (…) Noi non siamo qui per essere con la violenza, ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violenza».
«Sono contro ogni violenza e non sostengo Hamas», ha dichiarato l'imam dal Cpr, prendendo anche le distanze dall’irruzione di alcuni manifestanti nella sede del quotidiano La Stampa, avvenuta nei giorni scorsi, episodio motivato dagli autori con il presunto sostegno del giornale al dossier che avrebbe contribuito al suo fermo.
Olivero ha definito «assurdo» il provvedimento prospettato nei confronti dell’imam, da vent’anni in Italia, sottolineando il suo impegno in attività di dialogo interreligioso. «Mi sembra strano che possa essere espulso per un’opinione espressa», afferma il vescovo nel messaggio.
Il vescovo ricorda che «in Italia c’è libertà di opinione» e che Shahin «ha diritto a difendersi e a un regolare processo», aggiungendo che un’espulsione immediata «non sarebbe accettabile».
Olivero esprime anche preoccupazione per le conseguenze che l’imam potrebbe affrontare in caso di rimpatrio in Egitto, sostenendo che il suo ritorno nel Paese «comporterebbe rischi significativi» per la sua incolumità.
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Shahin, in Italia dal 2004, sposato, padre di due bambini e attivo in un’associazione culturale islamica, è accusato dal ministro Piantedosi di avere «un ruolo di rilievo in ambienti dell’Islam radicale». Un’accusa, tuttavia, non accompagnata da procedimenti giudiziari: in procura a Torino non risulta alcuna indagine per istigazione, terrorismo o proselitismo. L’imam è attualmente trattenuto nel Cpr di Caltanissetta.
Tra gli elementi citati nel provvedimento di fermo figura la trascrizione di un file audio acquisito dalla questura di Torino, relativo all’intervento dell’imam durante un corteo. In quella circostanza Shahin avrebbe affermato: «Io personalmente sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre (…) Noi non siamo qui per essere con la violenza, ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violenza».
«Sono contro ogni violenza e non sostengo Hamas», ha dichiarato l'imam dal Cpr, prendendo anche le distanze dall’irruzione di alcuni manifestanti nella sede del quotidiano La Stampa, avvenuta nei giorni scorsi, episodio motivato dagli autori con il presunto sostegno del giornale al dossier che avrebbe contribuito al suo fermo.
Olivero ha definito «assurdo» il provvedimento prospettato nei confronti dell’imam, da vent’anni in Italia, sottolineando il suo impegno in attività di dialogo interreligioso. «Mi sembra strano che possa essere espulso per un’opinione espressa», afferma il vescovo nel messaggio.
Il vescovo ricorda che «in Italia c’è libertà di opinione» e che Shahin «ha diritto a difendersi e a un regolare processo», aggiungendo che un’espulsione immediata «non sarebbe accettabile».
Olivero esprime anche preoccupazione per le conseguenze che l’imam potrebbe affrontare in caso di rimpatrio in Egitto, sostenendo che il suo ritorno nel Paese «comporterebbe rischi significativi» per la sua incolumità.