Bologna, decine di agenti in antisommossa sfrattano due famiglie
A Bologna giovedì mattina decine di agenti in assetto antisommossa hanno eseguito uno sfratto forzato in via Michelino. L’operazione ha coinvolto due famiglie con cinque minori, tra cui una bambina autistica. Nonostante le famiglie avessero sempre pagato regolarmente l’affitto, la proprietà avrebbero deciso di non rinnovare il contratto per “finita locazione” con l’obiettivo – secondo quanto si apprende – di riconvertire l’intera palazzina in appartamenti destinati ad affitti brevi turistici.
L’irruzione è avvenuta poco dopo le sette del mattino, quando polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno sfondato la porta d’ingresso del primo appartamento. Mentre gli agenti facevano ingresso nell’abitazione, la proprietà ha abbattuto anche il muro confinante per forzare lo sgombero del secondo appartamento adiacente, dove viveva un’altra famiglia.
Secondo quanto riferito dagli attivisti di PLAT - Piattaforma di Intervento Sociale, presenti sul posto per sostenere le famiglie, l’assistente sociale avrebbe contattato i nuclei solo telefonicamente, proponendo una sistemazione temporanea in un albergo fuori città. Una soluzione inadeguata, soprattutto per la bambina con autismo, che frequenta una scuola del quartiere e ha bisogno di continuità educativa e terapeutica.
Secondo Plat, quanto avvenuto in via Michelino è l’ennesimo esempio di una gestione brutale dell’emergenza abitativa a Bologna. «Si parla tanto di sicurezza in questi mesi, ci chiediamo se questa possa essere sul serio una proposta convincente. In questa città la politica è stata mangiata dal profitto».
Nel frattempo, alcuni attivisti sono arrivati in Comune con una porta "simbolica" per denunciare l'accaduto ed essere ricevuti.
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L’irruzione è avvenuta poco dopo le sette del mattino, quando polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno sfondato la porta d’ingresso del primo appartamento. Mentre gli agenti facevano ingresso nell’abitazione, la proprietà ha abbattuto anche il muro confinante per forzare lo sgombero del secondo appartamento adiacente, dove viveva un’altra famiglia.
Secondo quanto riferito dagli attivisti di PLAT - Piattaforma di Intervento Sociale, presenti sul posto per sostenere le famiglie, l’assistente sociale avrebbe contattato i nuclei solo telefonicamente, proponendo una sistemazione temporanea in un albergo fuori città. Una soluzione inadeguata, soprattutto per la bambina con autismo, che frequenta una scuola del quartiere e ha bisogno di continuità educativa e terapeutica.
Secondo Plat, quanto avvenuto in via Michelino è l’ennesimo esempio di una gestione brutale dell’emergenza abitativa a Bologna. «Si parla tanto di sicurezza in questi mesi, ci chiediamo se questa possa essere sul serio una proposta convincente. In questa città la politica è stata mangiata dal profitto».
Nel frattempo, alcuni attivisti sono arrivati in Comune con una porta "simbolica" per denunciare l'accaduto ed essere ricevuti.