Milano, in migliaia alla manifestazione per difendere il Leoncavallo
di Samuele MaccoliniLo scorso sabato a Milano almeno 20mila persone sono scese in strada per protestare contro lo sgombero del Leoncavallo, che in 50 anni di storia è rimasto a lungo tra i centro sociali italiani più importanti in Italia.
Oltre ai volti della sinistra istituzionale, al corteo hanno partecipato tutte le realtà che hanno contribuito a rendere il Leonka un luogo di lotta e aggregazione fondamentale per la città. Ma anche avventori presenti e passati, i collettivi cittadini, insieme a militanti e simpatizzanti arrivati da fuori Milano. Presenti anche volti noti del mondo musicale, cinema e cabaret, che hanno ricordato come il Leoncavallo abbia rappresentato un luogo libero in cui presentare musica, arte e spettacoli influenzando la cultura mainstream.
Il Leoncavallo è stato sgomberato il 21 agosto, in piena estate. Negli anni la sede di via Watteau era stata raggiunta da più di 130 ingiunzioni. E solo negli ultimi mesi per ben quattro volte era stata rinviata la data di esecuzione, attesa per il 9 settembre, grazie a presidi molto partecipati. Ma il Ministero dell'Interno ha scelto di anticipare i tempi per agire in modo indisturbato in una Milano vuota per via delle ferie agostane. L'urgenza dello sgombero incombeva ormai con quasi inevitabile certezza da quando lo scorso novembre i giudici avevano condannato il Ministero dell’Interno a pagare 3 milioni di euro al gruppo Cabassi, proprietario dell’immobile, per non aver fermato l'occupazione iniziata nel 1994.
L'amministrazione cittadina non è stata avvertita dello sfratto. Il Sindaco di centrosinistra Beppe Sala ha difeso il «valore storico e sociale» del Leoncavallo. Secondo le indiscrezioni, il Comune starebbe ora accelerando sull'ipotesi di garantire una nuova sede in via San Dionigi.
01:55
Oltre ai volti della sinistra istituzionale, al corteo hanno partecipato tutte le realtà che hanno contribuito a rendere il Leonka un luogo di lotta e aggregazione fondamentale per la città. Ma anche avventori presenti e passati, i collettivi cittadini, insieme a militanti e simpatizzanti arrivati da fuori Milano. Presenti anche volti noti del mondo musicale, cinema e cabaret, che hanno ricordato come il Leoncavallo abbia rappresentato un luogo libero in cui presentare musica, arte e spettacoli influenzando la cultura mainstream.
Il Leoncavallo è stato sgomberato il 21 agosto, in piena estate. Negli anni la sede di via Watteau era stata raggiunta da più di 130 ingiunzioni. E solo negli ultimi mesi per ben quattro volte era stata rinviata la data di esecuzione, attesa per il 9 settembre, grazie a presidi molto partecipati. Ma il Ministero dell'Interno ha scelto di anticipare i tempi per agire in modo indisturbato in una Milano vuota per via delle ferie agostane. L'urgenza dello sgombero incombeva ormai con quasi inevitabile certezza da quando lo scorso novembre i giudici avevano condannato il Ministero dell’Interno a pagare 3 milioni di euro al gruppo Cabassi, proprietario dell’immobile, per non aver fermato l'occupazione iniziata nel 1994.
L'amministrazione cittadina non è stata avvertita dello sfratto. Il Sindaco di centrosinistra Beppe Sala ha difeso il «valore storico e sociale» del Leoncavallo. Secondo le indiscrezioni, il Comune starebbe ora accelerando sull'ipotesi di garantire una nuova sede in via San Dionigi.