A Roma la manifestazione contro l'astensionismo e la censura della televisione pubblica sul referendum
di Davide TragliaIeri, a Roma, in piazza Vittorio, si è tenuta una maratona civica contro l’astensionismo, in vista dei referendum dell’8 e 9 giugno. Centinaia di persone hanno partecipato all’iniziativa per difendere il diritto di voto e sottolineare l’importanza di recarsi alle urne, invitando a votare cinque “sì” ai quesiti referendari.
La mobilitazione è nata in risposta alle dichiarazioni di alcuni esponenti del governo e del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha affermato: «Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa». A questo si è aggiunto il richiamo dell’Agcom rivolto alla Rai e alle principali emittenti televisive e radiofoniche nazionali, accusate di aver completamente ignorato i referendum nella loro programmazione.
Secondo i dati ufficiali di monitoraggio, tra il 9 aprile e il 10 maggio le principali reti televisive hanno dedicato ai referendum meno dell’1% del tempo d’informazione. Questo silenzio mediatico rappresenta un vuoto informativo che mette a rischio i fondamenti stessi della democrazia.
È importante ricordare che i quesiti referendari sono cinque: quattro riguardano il mondo del lavoro, uno il tema della cittadinanza. Nello specifico, i cittadini saranno chiamati a esprimersi su questioni fondamentali come la tutela contro i licenziamenti illegittimi, l’obbligo di motivazione nei contratti a termine, la responsabilità negli appalti e subappalti, la protezione dei lavoratori più vulnerabili e la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di residenza legale richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter chiedere la cittadinanza italiana.
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La mobilitazione è nata in risposta alle dichiarazioni di alcuni esponenti del governo e del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha affermato: «Farò propaganda affinché la gente se ne stia a casa». A questo si è aggiunto il richiamo dell’Agcom rivolto alla Rai e alle principali emittenti televisive e radiofoniche nazionali, accusate di aver completamente ignorato i referendum nella loro programmazione.
Secondo i dati ufficiali di monitoraggio, tra il 9 aprile e il 10 maggio le principali reti televisive hanno dedicato ai referendum meno dell’1% del tempo d’informazione. Questo silenzio mediatico rappresenta un vuoto informativo che mette a rischio i fondamenti stessi della democrazia.
È importante ricordare che i quesiti referendari sono cinque: quattro riguardano il mondo del lavoro, uno il tema della cittadinanza. Nello specifico, i cittadini saranno chiamati a esprimersi su questioni fondamentali come la tutela contro i licenziamenti illegittimi, l’obbligo di motivazione nei contratti a termine, la responsabilità negli appalti e subappalti, la protezione dei lavoratori più vulnerabili e la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di residenza legale richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter chiedere la cittadinanza italiana.