Esiste un modo per votare da fuori sede
Al referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026, circa 5 milioni di italiani fuorisede si trovano davanti a una scelta difficile: tornare nel proprio comune per votare, sostenendo anche 200-300 euro tra andata e ritorno, oppure rinunciare.
A differenza di altre consultazioni recenti, questa volta non è stata prevista alcuna modalità di voto per chi vive lontano dalla propria residenza.
La decisione è arrivata all’ultimo momento. L’11 febbraio il Parlamento ha bocciato gli emendamenti che avrebbero introdotto il voto fuorisede. Il governo ha parlato di mancanza di tempo tecnico per organizzare il voto fuori sede, nonostante il precedente del referendum del giugno 2025, quando circa il 90% dei fuorisede che ne avevano fatto richiesta è riuscito a votare.
Per chi decide comunque di partecipare, il problema è soprattutto economico. Anche con alcuni sconti, tra treni, aerei o pullman, un viaggio andata e ritorno può superare facilmente i 150-200 euro. Per molti, questo significa scegliere tra esercitare un diritto costituzionale oppure sostenere spese equivalenti a settimane di vita quotidiana, come l’affitto o la spesa.
In questo contesto si sta diffondendo una possibilità alternativa, legale ma non pensata per questo scopo. La legge italiana prevede infatti che i rappresentanti di lista — le persone che nei seggi controllano il corretto svolgimento delle operazioni di voto e scrutinio — possano votare nella sezione in cui sono assegnati, anche se non residenti.
Per questo motivo, partiti e comitati hanno iniziato a offrire ai fuorisede la possibilità di essere nominati rappresentanti di lista, così da permettere loro di votare nella città in cui vivono.
Il procedimento è semplice: si contatta un partito, si forniscono i propri dati, si riceve la nomina e ci si presenta al seggio. È una soluzione legale, concreta, già utilizzata da migliaia di persone. Secondo le stime, circa 20mila persone hanno già fatto richiesta per votare in questo modo.
Si tratta però di uno stratagemma, più che di una soluzione strutturale. I posti disponibili sono limitati, perché ogni partito o comitato può designare solo un numero ristretto di rappresentanti per seggio. Il ruolo, inoltre, nasce per garantire il corretto svolgimento delle operazioni di voto e può richiedere la presenza durante alcune fasi del processo elettorale.
C’è poi un ulteriore elemento: per votare in questo modo, i cittadini sono comunque costretti a passare attraverso partiti o comitati, anche quando non si riconoscono pienamente in essi.
Il problema, quindi, non è tanto trovare soluzioni alternative, quanto il fatto di doverle cercare. In una democrazia, il voto dovrebbe essere accessibile e non dipendere dal reddito o da espedienti.
Se si vuole votare e non ci si può spostare, contattare partiti o comitati nella propria città per essere nominati rappresentanti di lista resta oggi uno dei pochi modi concreti per farlo. Non è una soluzione ideale, ma per molti è l’unico strumento disponibile per esercitare il proprio diritto e, allo stesso tempo, segnalare un problema che resta ancora irrisolto.