Reportage

Emergenza abitativa a Napoli: a causa dell'overtourism le case dei residenti diventano b&b

A Napoli il turismo sta divorando la città. Oltre 11mila appartamenti sono in affitto su piattaforme come Booking e Airbnb, mentre dal 2014 ad oggi si sono registrati più di 10mila sfratti. Famiglie lasciate in strada, minori e disabili cacciati dalle case in cui hanno abitato per anni, studenti costretti ad un pendolarismo estenuante perché un affitto in città è diventato un lusso. Un monolocale può arrivare a costare anche 1.000 euro al mese, un bilocale fino a 1.400 euro, mentre per una stanza condivisa il prezzo è di 450-500 euro. La turistificazione sta facendo piazza pulita di residenti, rimpiazzandoli coi visitatori (per il Giubileo sono stimati 18 milioni di turisti), mentre gli sfratti aumentano e chi vive in centro è spinto in periferia. La rappresentazione più chiara di questo processo è la conversione dei “vasci” (bassi, storiche abitazioni popolari poste al piano terra e con l’accesso diretto sulla strada) in b&b per offrire al turista l’illusione di autenticità. Per comprendere ciò che sta accadendo, siamo stati a Napoli e abbiamo raccolto i racconti delle persone che sono state sfrattate o che fanno fatica a trovare un appartamento in affitto. È il caso di Pina Loffredo: il proprietario della casa in cui era in affitto non le ha rinnovato il contratto per riconvertirla in b&b. Pina, rimasta senza alternative, ha smesso di pagare l’affitto ed è stata sfrattata per morosità. Il paradosso più feroce? Ora lavora come colf in uno di quei b&b per cui è stata cacciata.
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