L'estrema destra usa i videogame per fare propaganda
di Tommaso ProverbioI videogiochi sono diventati un terreno di propaganda e reclutamento per governi e movimenti di estrema destra.
Dietro l’apparenza innocua di una partita online si nasconde una rete che parla ai più giovani, dove il confine tra finzione e ideologia è sempre più sottile.
Qui si costruiscono comunità, si imparano linguaggi e si formano identità. Ed è in questi spazi che movimenti estremisti e attori statali stanno diffondendo messaggi politici, simboli e vere e proprie missioni pensate per normalizzare la violenza e l’intolleranza.
In alcune chat vocali e server privati si formano ecosistemi chiusi, perfetti per chi vuole radicalizzare. Su Roblox, ad esempio, è comparso un gioco in cui l’obiettivo è difendere i confini degli Stati Uniti sparando ai migranti.
Ma la propaganda non arriva solo dagli estremisti. Negli USA, l’esercito ha da tempo individuato nel mondo del gaming un canale di reclutamento: tornei, streaming e influencer militari vengono usati per attrarre giovani verso carriere militari, trasformando il linguaggio dei videogiochi in uno strumento di marketing bellico.
E la Russia non è da meno: negli ultimi anni ha promosso giochi e ambienti virtuali che ricreano battaglie reali in chiave patriottica, diffondendo la propria narrazione tra i gamer più giovani.
I gruppi neonazisti e suprematisti l’hanno capito da tempo: il messaggio funziona meglio se passa dai videogiochi.
Ma la risposta non può essere solo censura, anche perché i videogiochi sono parte integrante delle nostre vite e dovremmo pretendere che non vengano sfruttate per reclutare e istigare all’odio.
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Dietro l’apparenza innocua di una partita online si nasconde una rete che parla ai più giovani, dove il confine tra finzione e ideologia è sempre più sottile.
Qui si costruiscono comunità, si imparano linguaggi e si formano identità. Ed è in questi spazi che movimenti estremisti e attori statali stanno diffondendo messaggi politici, simboli e vere e proprie missioni pensate per normalizzare la violenza e l’intolleranza.
In alcune chat vocali e server privati si formano ecosistemi chiusi, perfetti per chi vuole radicalizzare. Su Roblox, ad esempio, è comparso un gioco in cui l’obiettivo è difendere i confini degli Stati Uniti sparando ai migranti.
Ma la propaganda non arriva solo dagli estremisti. Negli USA, l’esercito ha da tempo individuato nel mondo del gaming un canale di reclutamento: tornei, streaming e influencer militari vengono usati per attrarre giovani verso carriere militari, trasformando il linguaggio dei videogiochi in uno strumento di marketing bellico.
E la Russia non è da meno: negli ultimi anni ha promosso giochi e ambienti virtuali che ricreano battaglie reali in chiave patriottica, diffondendo la propria narrazione tra i gamer più giovani.
I gruppi neonazisti e suprematisti l’hanno capito da tempo: il messaggio funziona meglio se passa dai videogiochi.
Ma la risposta non può essere solo censura, anche perché i videogiochi sono parte integrante delle nostre vite e dovremmo pretendere che non vengano sfruttate per reclutare e istigare all’odio.