Gli ultrasuoni anti-giovani

In alcune città giapponesi vengono utilizzati suoni che sfruttano un limite biologico dell’udito umano: con il passare degli anni perdiamo la capacità di percepire le frequenze più alte.

Per questo alcune emissioni restano udibili quasi esclusivamente per adolescenti e giovani adulti, mentre per molti altri semplicemente non esistono. In Giappone questa caratteristica viene impiegata come strumento di deterrenza urbana.

In determinate zone, soprattutto la sera, vengono diffusi ultrasuoni per rendere sgradevole la permanenza prolungata e scoraggiare l’aggregazione giovanile, senza ricorrere a controlli o interventi diretti. Il fenomeno è noto come “Mosquito” ed è tutt’altro che isolato.

Dispositivi simili sono stati sperimentati anche in Europa e nel Regno Unito, dove hanno acceso un dibattito acceso: per alcuni sono soluzioni efficaci di gestione dello spazio pubblico, per altri strumenti discriminatori che colpiscono le persone in base all’età.

Questi dispositivi ridisegnano lo spazio pubblico in modo invisibile, decidendo chi è il benvenuto e chi no senza segnali, divieti o confronto.

Una forma di regolazione silenziosa che solleva una questione più ampia: quando il controllo diventa impercettibile, chi ha davvero il potere di accorgersene?
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