I deepfake sono una nuova forma di cyberbullismo

Il cyberbullismo continua a cambiare forme e strumenti: non si limita all’insulto o alla minaccia. In questo scenario, il deepfake è diventato uno dei linguaggi più violenti e pervasivi del cyberbullismo: immagini e video falsi - ma realistici - usati per umiliare, ricattare, silenziare.

I numeri spiegano perché non si tratta di casi isolati. Circa un adolescente su due è vittima di bullismo o cyberbullismo. Secondo gli ultimi dati Istat, nell’ultimo anno il 34% dei ragazzi ha ricevuto insulti, minacce o attacchi online almeno una volta; per molti è un’esperienza quasi quotidiana. Colpisce in modo diverso: le ragazze percepiscono il web come più pericoloso, soprattutto per molestie e revenge porn; i ragazzi temono maggiormente la perdita di privacy e l’adescamento.

Ha fatto scuola un caso avvenuto in Spagna: gruppi di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni hanno utilizzato app di AI per inserire i volti di coetanee su corpi nudi. Le immagini sono state diffuse su WhatsApp e Telegram e caricate anche su piattaforme pornografiche. Il risultato è stato un processo penale e la condanna di quindici minorenni. Anche il quadro normativo sta cambiando. In Italia, da poche settimane, la diffusione di deepfake è un reato: con la Legge 132 del 2025, l’articolo 612-quater del codice penale punisce la diffusione di immagini, video o voci alterate con l’AI senza consenso, con pene fino a cinque anni di reclusione.

Nella Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, il tema non è solo tecnologico o giuridico. Si stanno testando strumenti di AI capaci di intercettare dinamiche di abuso nelle chat, mentre in Europa si discutono nuove tutele, come la proposta danese che riconosce corpo e voce come beni da proteggere. Ma nessuna legge funziona senza consapevolezza. Nessuna tecnologia, però, sostituirà il contesto umano. Per famiglie e adulti la sfida non è il controllo totale, ma costruire relazioni in cui chiedere aiuto sia possibile.

Per approfondire vi consigliamo “Figli di Internet” di Matteo Lancini e Luca Cirillo. Oggi il cyberbullismo ha molte forme e più leggi per contrastarlo. La responsabilità, però, è di tutti.
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