Si può sfuggire al riconoscimento facciale?

Il riconoscimento biometrico è diventato uno degli strumenti più invasivi di identificazione mai sviluppati. Non si limita a verificare chi siamo: permette di tracciare spostamenti, abitudini, presenze nello spazio pubblico.

A differenza di una password o di un documento, il volto è un dato permanente: non può essere modificato, disattivato o sostituito. Negli ultimi anni questi sistemi sono stati adottati su larga scala: alle frontiere, nei luoghi pubblici, durante eventi e manifestazioni.

La raccolta massiva di immagini e il loro incrocio con database sempre più grandi sollevano interrogativi seri su privacy, libertà di movimento e controllo sociale.
In questo contesto stanno emergendo anche strumenti di difesa.

La notizia arriva dall’Italia, dove Cap_able - una startup fondata da una ricercatrice del Politecnico di Milano - ha sviluppato tessuti in grado di interferire con il riconoscimento facciale. Si tratta di capi che utilizzano pattern visivi progettati per confondere gli algoritmi biometrici: il volto resta visibile alle persone, ma diventa illeggibile per le telecamere basate su intelligenza artificiale.

Il punto non è sparire, ma scegliere. In un mondo in cui essere riconosciuti è sempre più la norma, cresce il bisogno di strumenti che permettano di tutelare i propri dati biometrici e di decidere quando e da chi essere identificati.
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