In Unemployment Simulator 2018 non ci sono mostri da sconfiggere né mondi da salvare: la sfida è restare a galla nella quotidianità della disoccupazione. Disponibile su Steam, il titolo indipendente trasforma una condizione spesso invisibile in un’esperienza interattiva fatta di routine, attese e piccoli gesti ripetuti.

Il giocatore si muove all’interno di un monolocale anonimo del Nord Europa, dove ogni giornata è scandita da attività comuni: lavare i piatti, fare la doccia, masturbarsi, passare il tempo davanti a uno schermo o inviare curriculum. Azioni minime, che nel gioco diventano veri e propri obiettivi, mentre la ricerca di lavoro si configura essa stessa come un lavoro, con tutto il carico di frustrazione che comporta.

A guidare l’esperienza è un sistema di parametri che sostituisce i tradizionali combattimenti: i punti vita dipendono da elementi come ansia, dopamina, salute fisica, stanchezza e consumo di alcol. Ogni scelta influisce su questo equilibrio precario, restituendo una dinamica familiare a chiunque abbia sperimentato la pressione sociale e psicologica legata all’assenza di occupazione.

Il tono del gioco emerge fin dalle prime battute. «Buongiorno, congratulazioni, sei disoccupato. Ora hai tempo per fare tutte quelle cose incredibilmente importanti che non hai mai potuto fare», recita il trailer, mescolando ironia e amarezza. In questo contesto, l’unico momento di reale evasione è rappresentato dal sonno: «puoi essere chiunque: un impiegato, un marito, un eroe. È quando si dorme che si è più vivi, fino a quando non suona la sveglia».

Sviluppato da Samuel Lehikoinen e realizzato con una grafica in pixel art disegnata a mano, il progetto segna l’esordio su Steam dello studio Turbolento Publishing. Più che un semplice simulatore, il gioco si propone come un racconto interattivo che mette in scena noia, ansia e senso di sospensione, invitando il giocatore a confrontarsi con una realtà spesso ridotta a statistica, ma qui tradotta in esperienza diretta.