Pep Guardiola: «I bambini di Gaza potrebbero essere i nostri», il discorso alla laurea honoris causa
Pep Guardiola, allenatore del Manchester City, ha scelto la cerimonia della laurea honoris causa conferitagli dalla University of Manchester per lanciare un messaggio forte sul genocidio in corso a Gaza.
«Non possiamo ignorare l’atroce sofferenza dei bambini di Gaza. Perché i prossimi potrebbero essere i nostri figli. Non possiamo restare a guardare», ha detto il tecnico catalano. «È così doloroso ciò che vediamo a Gaza. Mi fa male tutto il corpo. Chiariamolo: non si tratta di ideologia. Non è una questione di ‘ho ragione io’ e ‘hai torto tu’. Si tratta solo dell’amore per la vita. Di prendersi cura del proprio vicino. Il potere di uno non sta nella grandezza, ma nella scelta. Nella volontà di esserci, di non restare in silenzio o fermi quando conta davvero».
Guardiola ha poi spiegato quanto questa tragedia lo tocchi personalmente. «Forse pensiamo che vedere bambini di quattro anni uccisi da una bomba o morire in un ospedale — che ormai non è più un ospedale — non sia affar nostro. Va bene. Possiamo anche pensarlo. Non è affar nostro, ma attenzione. I prossimi potrebbero essere i nostri. Ossia, i prossimi bambini di quattro o cinque anni saranno i nostri. Mi dispiace, ma io vado a vedere i miei figli Maria, Marius e Valentina ogni mattina da quando è iniziato l’incubo a Gaza. E ho tanta paura».
Non è la prima volta che il tecnico si schiera pubblicamente su temi sociali e politici. In passato si è espresso a favore dell'accoglienza dei migranti e contro le politiche di respingimento adottate da molti Paesi. Guardiola ha inoltre sostenuto l’indipendenza catalana: un impegno che gli costò l’ostracismo in nazionale, come lui stesso ha raccontato.
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«Non possiamo ignorare l’atroce sofferenza dei bambini di Gaza. Perché i prossimi potrebbero essere i nostri figli. Non possiamo restare a guardare», ha detto il tecnico catalano. «È così doloroso ciò che vediamo a Gaza. Mi fa male tutto il corpo. Chiariamolo: non si tratta di ideologia. Non è una questione di ‘ho ragione io’ e ‘hai torto tu’. Si tratta solo dell’amore per la vita. Di prendersi cura del proprio vicino. Il potere di uno non sta nella grandezza, ma nella scelta. Nella volontà di esserci, di non restare in silenzio o fermi quando conta davvero».
Guardiola ha poi spiegato quanto questa tragedia lo tocchi personalmente. «Forse pensiamo che vedere bambini di quattro anni uccisi da una bomba o morire in un ospedale — che ormai non è più un ospedale — non sia affar nostro. Va bene. Possiamo anche pensarlo. Non è affar nostro, ma attenzione. I prossimi potrebbero essere i nostri. Ossia, i prossimi bambini di quattro o cinque anni saranno i nostri. Mi dispiace, ma io vado a vedere i miei figli Maria, Marius e Valentina ogni mattina da quando è iniziato l’incubo a Gaza. E ho tanta paura».
Non è la prima volta che il tecnico si schiera pubblicamente su temi sociali e politici. In passato si è espresso a favore dell'accoglienza dei migranti e contro le politiche di respingimento adottate da molti Paesi. Guardiola ha inoltre sostenuto l’indipendenza catalana: un impegno che gli costò l’ostracismo in nazionale, come lui stesso ha raccontato.