La Nazionale maschile di calcio non andrà ai Mondiali per la terza volta consecutiva. Ieri gli Azzurri di Rino Gattuso hanno perso ai rigori la finale playoff contro la Bosnia, dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. «Penso che questi ragazzi non si meritassero una batosta così. Mi hanno sorpreso per il cuore e per l’attaccamento», ha detto il ct a fine partita.

Il campo e i numeri, però, raccontano altro: la modesta Bosnia (65esima nel ranking FIFA) ha meritato la qualificazione, spinta anche dagli 8mila tifosi dello stadio-fortino di Zenica. La superiorità si è accentuata dopo l’espulsione di Alessandro Bastoni, arrivata sul finire del primo tempo. Il difensore dell’Inter era finito di recente nella bufera per una simulazione in Inter-Juve, con molti che ne chiedevano l’esclusione dalla Nazionale. Ironia della sorte, è stata proprio una sua espulsione a complicare il cammino degli Azzurri verso i Mondiali americani.

«I bambini italiani vedranno un altro Mondiale senza Italia. Dispiace vedere i giovani piangere, spero che ne avranno tanti in futuro», ha detto ieri tra le lacrime Leonardo Spinazzola. L’ultima apparizione dell’Italia ai Mondiali risale al 2014, in Brasile: sono passati 12 anni e ne passeranno altri quattro prima di rivedere - forse - gli Azzurri sul palcoscenico mondiale. Un’intera generazione non si è mai ritrovata davanti a un maxischermo, in una piazza, per tifare la Nazionale. Allo stesso tempo, un’intera generazione di calciatori talentuosi vive il paradosso di aver vinto tanto con i club nazionali ma di non aver mai giocato un mondiale: il caso più eclatante riguarda forse Gianluigi Donnarumma, tra i migliori portieri al mondo.

Al netto del vittorioso Europeo 2020 e delle due finali di Champions League raggiunte dall’Inter negli ultimi anni, il quadro internazionale per il calcio italiano resta critico. L’Italia è la prima Nazionale ex campione del mondo a mancare la qualificazione a tre Mondiali consecutivi. Secondo The Athletic, più del 20% delle persone nel mondo non era ancora nato quando gli Azzurri hanno giocato l’ultima volta un Mondiale. Il livello del calcio italiano si è abbassato in modo evidente negli ultimi anni, ma ancora una volta non si intravede una reale messa in discussione del sistema. «Capisco le richieste di dimissioni, un esercizio a cui sono abituato negli ultimi tempi, ma le valutazioni spettano al Consiglio federale», ha dichiarato Gabriele Gravina, alla guida della Figc dal 2018 e oggi tra i principali sul banco degli imputati.

Intorno alla Nazionale si percepisce una crescente disaffezione. Il ct Rino Gattuso ha avuto a disposizione appena un paio di allenamenti per preparare le sfide di qualificazione. Lo stage previsto a gennaio, pensato per cementare il gruppo, è saltato per la reticenza dei club a rinviare una giornata di campionato in un calendario già saturo. Il risultato è un movimento che, dopo anni ai vertici mondiali, appare oggi in evidente difficoltà. E il contrasto è ancora più netto se si guarda al resto dello sport italiano: Kimi Antonelli guida il Mondiale di Formula 1, Jannik Sinner è stabilmente ai vertici del ranking Atp, le nazionali di pallavolo continuano a vincere, e perfino il curling ci ha portato un oro olimpico. Il calcio, invece, resta fermo. E ancora una volta lontano dai Mondiali. «Gli altri sport sono dilettantistici, mentre il calcio è professionistico», ha detto il presidente Figc Gabriele Gravina nella conferenza stampa post-partita. Una frase che si commenta da sola.