Le dinamiche sono le stesse. Il ricordo dolce del mondiale vinto dall’Italia è immerso nell’amarezza generale di quella stagione, in cui i giudici fecero luce sul metodo di Luciano Moggi dando vita all’inchiesta rinominata “calciopoli”. La procura indagava sugli arbitri, le indagini proseguirono, e poi le carte andarono dritte nelle mani della giustizia sportiva che rivelò di essere a conoscenza di episodi di corruzione nel calcio italiano. Era il 2006. 

Venti anni dopo, l’indagine sul designatore degli arbitri di Serie A e B Gianluca Rocchi rischia di scombussolare ancora una volta la FIGC. I fatti sono noti: Rocchi è accusato di aver indirizzato la scelta degli arbitri in due partite del 2025 per favorire l’Inter e di aver influenzato una decisione al VAR. Dopo la diffusione della notizia, sabato 26 aprile, Rocchi si è autosospeso.  Di giorno in giorno l’inchiesta si amplia di nuovi particolari e indagati, aumentando le pressioni della politica per un commissariamento della FIGC dopo l’ennesimo scandalo. Tutto questo a poche settimane dalla terza qualificazione di fila mancata per i mondiali. Al momento qualsiasi valutazione sugli estremi per un commissariamento resta nella competenza del Coni, che osserva con attenzione l’evolversi dell’inchiesta. 

Ma anche il Governo potrebbe intervenire. Fratelli d’Italia sta lavorando a un decreto sulla riforma del calcio, che tra le altre cose potrebbe introdurre la figura del commissario. L’intenzione sarebbe quella di avere un’approvazione prima delle elezioni federali della FIGC del 22 giugno. Gravina, il presidente dimissionario, ha detto che il commissariamento stabilito per legge sarebbe in «palese violazione del principio di autonomia sancito e tutelato dagli statuti di Comitato olimpico internazionale, Fifa e Uefa».  Le conseguenze potrebbero essere pesanti: esclusione dei club italiani dalle coppe europee e il rischio di perdere l’assegnazione di Euro 2032. Sarebbe il colpo di grazia per il sistema calcio ormai zoppo e senza ambizioni. Ma a volte un’eutanasia può mettere fine all’agonia. E dare speranza per il futuro.