Cartello antisionista a Milano: polemiche e accuse di antisemitismo in un negozio del centro
Polemiche a Milano per un cartello apparso all’esterno di un negozio del centro. «Gli israeliani sionisti non sono benvenuti qui», si legge nel messaggio scritto in ebraico. Poco sopra, un cartello invita a fermare la guerra. Una donna ha pubblicato sui social un video in cui sostiene di essere stata cacciata dal negozio e accusa la titolare di antisemitismo. Il caso ricorda moltissimo l’episodio avvenuto a Napoli, dove una coppia di turisti israeliani litigò con la titolare della Taverna Santa Chiara che aveva manifestato apertamente il suo sostegno alla causa palestinese. Anche in quel caso un video divenne virale sui social, scatenando un acceso dibattito - online e non solo. Va ricordato che c’è una netta distinzione tra antisionismo e antisemitismo. Essere antisionisti non significa odiare gli ebrei. Questa confusione è non solo infondata, ma anche profondamente pericolosa.
Essere antisionisti significa opporsi a un progetto politico che fin dalle sue origini ha ignorato i diritti delle popolazioni autoctone della Palestina. Non implica alcun odio verso il popolo ebraico né nega il diritto degli ebrei all’esistenza. Vuol dire, invece, rifiutare una visione suprematista che giustifica occupazione, apartheid e, nel caso attuale di Gaza, quello che molti definiscono apertamente un genocidio.
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Essere antisionisti significa opporsi a un progetto politico che fin dalle sue origini ha ignorato i diritti delle popolazioni autoctone della Palestina. Non implica alcun odio verso il popolo ebraico né nega il diritto degli ebrei all’esistenza. Vuol dire, invece, rifiutare una visione suprematista che giustifica occupazione, apartheid e, nel caso attuale di Gaza, quello che molti definiscono apertamente un genocidio.