C’è differenza tra “fare networking” e “fare amicizia”
di Vincenzo LigrestiIl primo segnale è arrivato quando un po’ di gente della scena notturna ha smesso di seguirmi su Instagram perché avevo smesso di fare il fotografo nei club. Il secondo è arrivato quando, una volta finito un evento a cui avevo lavorato intensamente per qualche mese, i colleghi (o meglio, a quel punto ex colleghi) con cui pensavo di aver legato tantissimo hanno rimandato per mesi la bevuta per rivederci. Il terzo è arrivato quando l’azienda per cui lavoravo ha chiuso, e il legame con alcune “persone del giro” si è rivelato meno stretto di quanto credessi.
Tutto questo è successo nei miei vent’anni, e buttata giù così sembra l’abbia vissuta piuttosto male, ma ora che sono nei miei trenta (e per di più in partita IVA) la vivrei diversamente: con l’esperienza sono riuscito a cogliere che gravitare nel network di qualcuno non significa diventarci amico. Si tratta di due livelli diversi di relazione, con diversi gradi di separazione, e mescolarli indiscriminatamente non ha granché senso. Per definizione networking e amicizia divergono nelle dinamiche: il primo punta a coltivare legami professionali, il secondo a legami emotivi profondi. Mentre nell’amicizia entra in gioco un bagaglio di affetto, intimità e continuità, in una connessione professionale sono fondamentali stima, rispetto e reciprocità. Entrambe però condividono la base delle relazioni umane, e come alcune amicizie sono più forti, vere e genuine di altre, così possono esserlo le relazioni professionali.
Ci sono persone che sento poco e di cui nutro una grande stima professionale, ricambiata, e quando capita di vederci parliamo poco di lavoro, pur sapendo che il nostro legame nasce proprio dal settore a cui apparteniamo. Sono rapporti sporadici, ma tutt’altro che inconsistenti. E sono proprio queste relazioni, secondo la teoria dei “legami deboli” di Mark Granovetter, che possono aprirci delle porte. Insomma, costruirsi una piccola rete di qualità, con un lato umano vero, può fare una differenza enorme, anche solo per confrontarsi ogni tanto, in un mondo lavorativo sempre più frammentato e attraversato, per dirne una, dall’AI. Sempre che, poi, non si diventi pure amici per davvero.