Lo avevano annunciato e oggi, nel giorno della pre-apertura della Biennale di Venezia, oltre 50 membri delle Pussy Riot e le FEMEN hanno fatto irruzione nel Padiglione Russo della Biennale di Venezia in segno di protesta. È la prima volta che le Pussy Riot e le FEMEN realizzano un’azione congiunta. La polizia è stata costretta a chiudere le porte del padiglione mentre all’esterno si svolgeva una performance di protesta chitarre alla mano e pugni alzati. Dopo l’esecuzione della canzone “Disobey” le FEMEN sono avanzate con fumogeni blu e gialli e bandiere ucraine. La polizia ha fermato alcuni membri delle Pussy Riot che erano riusciti ad entrare e ad aprire la porta bloccata dalle forze dell’ordine. Insieme alle attiviste erano presenti anche un centinaio di manifestanti solidali con la lotta contro la repressione di Putin. 

Al centro della protesta c’è la riapertura alla Biennale – una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti a livello mondiale – del padiglione dedicato alla Russia. Il Paese non partecipa alla Biennale dal 2022, anno in cui è iniziata l’invasione dell’Ucraina. A inizio marzo però la Russia ha annunciato di voler partecipare a questa edizione e la Fondazione, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, nominato dal precedente Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ha confermato l’apertura dei padiglioni legati a paesi coinvolti in conflitti internazionali, tra cui Russia e Israele. La scelta ha dato via a uno scontro politico all’interno del Governo – ancora diviso sulla questione ucraina – e si è attirata numerose critiche all’estero. Il caso è arrivato anche a Bruxelles, con la Commissione Europea che ha accusato la Biennale di farsi vetrina per la Russia. 

La commissaria Virkkunen ha avvertito che l’Unione Europea «non esiterà a sospendere e revocare» il finanziamento di 2 milioni di euro stanziato per la Biennale nel periodo 2025-2028. Ora la Fondazione dovrà rispondere alle accuse della Commissione portando evidenze solide che dimostrino di essere in linea con le norme internazionali. Solo pochi giorni fa la giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia, che attribuisce i premi principali, ha deciso di dimettersi in segno di protesta per la presenza di Russia e Israele.