Gli Strokes hanno chiuso il loro live al Coachella denunciando 70 anni di crimini USA

Gli Strokes hanno utilizzato il palco del Coachella per denunciare la storia degli interventi militari e delle ingerenze imperialiste degli Stati Uniti. Durante il secondo weekend del festival californiano, il gruppo ha chiuso il proprio concerto con il brano Oblivius, accompagnato da una sequenza di immagini proiettate su maxi schermi. Nel montaggio comparivano leader politici internazionali la cui morte o destituzione è stata collegata ad azioni della CIA. Tra le figure mostrate, Patrice Lumumba, primo premier democraticamente eletto della Repubblica Democratica del Congo, ucciso nel 1961 in un contesto segnato anche da un piano della CIA per eliminarlo.

Nel montaggio compariva inoltre Salvador Allende, morto durante il colpo di stato del 1973 sostenuto dagli Stati Uniti che portò al potere Augusto Pinochet. Tra i nomi inclusi anche Mohammad Mosaddegh, ex primo ministro iraniano deposto nel 1953, e Martin Luther King Jr., assassinato nel 1968 dopo anni di sorveglianza da parte delle agenzie federali. La sequenza si concludeva con riferimenti a conflitti più recenti, tra cui immagini relative a bombardamenti sulle università in Iran e alla distruzione di un ateneo nella Striscia di Gaza.

L’esibizione degli Strokes si inserisce in una tendenza recente che vede artisti e musicisti utilizzare grandi eventi e festival come spazi di visibilità per esprimere posizioni su temi politici e conflitti internazionali, contribuendo ad amplificare il dibattito anche al di fuori del contesto musicale. Proprio qualche settimana fa, durante il suo 100° set al Glastonbury Festival, Fatboy Slim ha accompagnato la performance con una serie di visual a contenuto politico, con contenuti provocatori dedicati a Donald Trump, tra gesti di scherno e il claim “Make Dance Music Great Again”.

Qualche giorno fa, invece, Robert del Naja dei Massive Attack è stato arrestato a Londra durante una manifestazione pacifica in solidarietà al popolo palestinese. Insomma, nel mondo la musica prende sempre più posizione. Un po’ meno in Italia, dove è sempre più raro vedere un artista schierarsi in maniera netta.
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