A Napoli le edicole abbandonate tornano a informare
di Mattia EspositoI chioschi chiusi, saracinesche abbassate e insegne scolorite, sono da anni uno dei segni più evidenti della crisi dell’editoria. A Napoli, però, alcune di queste edicole tornano a vivere attraverso installazioni temporanee che ne recuperano la funzione originaria: informare.
È l’idea alla base di Liberi Edizioni, progetto artistico-editoriale ideato da Nicola Angrisano, che utilizza le edicole dismesse come supporto per affissioni che riproducono grandi “prime pagine” dedicate a temi di attualità. «La lettura fugace delle prime pagine dei tanti quotidiani esposti ha contribuito per anni all’opinione di tutti noi – spiegano gli attivisti – Liberi recupera con un gesto artistico la funzione di punto di informazione delle vecchie edicole».
Il progetto nasce a Napoli durante la mobilitazione per la liberazione di Julian Assange. «In quel contesto, parlare di libertà di informazione attraverso il riutilizzo delle edicole abbandonate si è rivelata un’iniziativa efficace», spiegano. Da allora, quelle strutture sono diventate spazi di intervento urbano e politico: «uno spazio simbolico riportato a nuova vita per fare controinformazione e aprire un dibattito pubblico». Negli anni, Liberi ha coinvolto attivisti, artisti e giornalisti, trasformando alcune aree della città in una sorta di piattaforma narrativa diffusa. Murales, installazioni e affissioni hanno accompagnato campagne su temi globali e locali, dal genocidio a Gaza al caso di Mario Paciolla, fino a questioni urbane come la gestione degli spazi pubblici e il futuro di Bagnoli.
«Sono istanze che partono dalla città e dai collettivi che la attraversano», spiegano gli attivisti, sottolineando come il progetto punti a dare visibilità a temi e soggetti spesso assenti nel circuito mediatico tradizionale. «Le installazioni diventano uno spazio condiviso, non solo di racconto, ma di produzione collettiva di senso».
L’iniziativa si inserisce in una tradizione più ampia, quella del mediattivismo sviluppatosi tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, con esperienze come le reti indipendenti nate nel movimento No Global. «Partiamo da un’esigenza precisa: appropriarsi dei media e diventare canale di comunicazione dentro le comunità», spiegano. In questa prospettiva, la città diventa supporto e strumento per «trasformare lo spazio urbano in un mezzo di comunicazione». Una spinta che, secondo i promotori, è stata in parte assorbita dai social network: «Ma più che renderci media, ci hanno reso utenti», osservano.
Nel frattempo, il progetto ha superato i confini cittadini. Una mappa online raccoglie le edicole coinvolte anche in altre città europee, tra cui Londra, Milano e Berlino. A Londra, l’intervento è stato realizzato nei giorni in cui l’Alta Corte britannica era chiamata a esprimersi sul caso Assange; a Berlino, in collaborazione con collettivi impegnati su temi internazionali; a Milano, in occasione del recupero di un’edicola dismessa nel quartiere Lambrate.
Il riferimento visivo del progetto, anche nel logo, richiama volutamente quello del quotidiano “Libero”. Una scelta non casuale: «Ci ha sempre infastidito l’appropriazione della parola “libertà” da parte di una testata che, nei fatti, spesso osteggia le libertà», spiegano. «La differenza, per noi, è tra il singolare e il plurale». Oggi il lavoro prosegue su nuovi fronti. Tra questi, la vicenda dell’America’s Cup a Bagnoli e le trasformazioni della costa, così come le politiche sulla cosiddetta movida cittadina. «Continuiamo a sostenere i comitati che contestano processi calati dall’alto», spiegano, annunciando nuove installazioni nei prossimi mesi.