La verginità sessuale è qualcosa che si "perde" davvero?
di Vincenzo LigrestiIl concetto di verginità, così come viene comunemente inteso, non ha alcuna base scientifica o anatomica. L’idea che si “perda la verginità” al primo rapporto sessuale, inteso come penetrazione pene-vagina, è piuttosto un costrutto culturale eteronormarto profondamente radicato in diverse società. Eppure, per secoli, questa narrazione ha influenzato la vita sessuale delle persone, soprattutto delle donne.
Oggi uno degli aspetti più persistenti di questo mito è l’idea che l’imene debba rompersi e sanguinare durante il primo rapporto, a conferma della "verginità". La mise in circolo nel sedicesimo secolo Andrea Vesalio, il padre dell'anatomia moderna. In un secondo momento - come racconta il libro “Sesso” di Kate Lister - cercò di ritrattare, ma ormai la leggenda era partita. Il sesso però non è solo membrane, penetrazione: è piuttosto una questione molto personale e culturale che, a partire dal proprio “debutto sessuale”, non ha bisogno di alcuna verifica.
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Oggi uno degli aspetti più persistenti di questo mito è l’idea che l’imene debba rompersi e sanguinare durante il primo rapporto, a conferma della "verginità". La mise in circolo nel sedicesimo secolo Andrea Vesalio, il padre dell'anatomia moderna. In un secondo momento - come racconta il libro “Sesso” di Kate Lister - cercò di ritrattare, ma ormai la leggenda era partita. Il sesso però non è solo membrane, penetrazione: è piuttosto una questione molto personale e culturale che, a partire dal proprio “debutto sessuale”, non ha bisogno di alcuna verifica.