Terzo giorno di sciopero per i lavoratori ex Ilva a Genova e Taranto
Prosegue la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto e Genova, che hanno annunciato altre 48 ore di sciopero per chiedere garanzie sul futuro industriale degli stabilimenti e sui livelli occupazionali. La protesta è arrivata al terzo giorno, mentre resta alta la preoccupazione per le prospettive del gruppo siderurgico.
La mobilitazione è stata proclamata a livello nazionale da FIM-CISL, FIOM-CGIL e UILM-UIL, le sigle sindacali dei metalmeccanici, che hanno annunciato altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti ex Ilva in risposta alle mancate risposte del governo. Alla protesta iniziale del 12 ottobre aveva aderito anche USB. I sindacati chiedono una nuova convocazione a Palazzo Chigi e garanzie sul futuro industriale del gruppo, sulla continuità produttiva e sulla tutela dei posti di lavoro.
A Taranto i lavoratori hanno organizzato presidi e blocchi stradali, con ripercussioni sulla viabilità e sulle attività legate allo stabilimento. Al centro della mobilitazione, l’assenza di certezze sul piano industriale, sulla continuità produttiva e sulla tutela dell’indotto. I sindacati chiedono impegni concreti sul futuro del sito pugliese e garanzie per i lavoratori coinvolti nella filiera.
A Genova i dipendenti sono scesi in corteo nel centro cittadino, con la partecipazione anche della sindaca Silvia Salis. La mobilitazione è proseguita davanti alla Prefettura. A preoccupare sono soprattutto i 985 dipendenti per i quali è stato prospettato il ricorso alla cassa integrazione a partire da metà novembre. La protesta si svolge mentre il governo ha varato un nuovo decreto dedicato alla vicenda ex Ilva. Il provvedimento, tuttavia, non ha placato le preoccupazioni dei sindacati, che chiedono risposte sul piano industriale e sul rilancio della produzione, oltre a garanzie che escludano ricadute occupazionali.
Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di un confronto che coinvolga governo, azienda e istituzioni locali. L’obiettivo è ottenere impegni chiari sul futuro degli stabilimenti di Taranto e Genova, evitando che l’incertezza si traduca in nuovi periodi di cassa integrazione e in ulteriori difficoltà per l’indotto.
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La mobilitazione è stata proclamata a livello nazionale da FIM-CISL, FIOM-CGIL e UILM-UIL, le sigle sindacali dei metalmeccanici, che hanno annunciato altre 48 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti ex Ilva in risposta alle mancate risposte del governo. Alla protesta iniziale del 12 ottobre aveva aderito anche USB. I sindacati chiedono una nuova convocazione a Palazzo Chigi e garanzie sul futuro industriale del gruppo, sulla continuità produttiva e sulla tutela dei posti di lavoro.
A Taranto i lavoratori hanno organizzato presidi e blocchi stradali, con ripercussioni sulla viabilità e sulle attività legate allo stabilimento. Al centro della mobilitazione, l’assenza di certezze sul piano industriale, sulla continuità produttiva e sulla tutela dell’indotto. I sindacati chiedono impegni concreti sul futuro del sito pugliese e garanzie per i lavoratori coinvolti nella filiera.
A Genova i dipendenti sono scesi in corteo nel centro cittadino, con la partecipazione anche della sindaca Silvia Salis. La mobilitazione è proseguita davanti alla Prefettura. A preoccupare sono soprattutto i 985 dipendenti per i quali è stato prospettato il ricorso alla cassa integrazione a partire da metà novembre. La protesta si svolge mentre il governo ha varato un nuovo decreto dedicato alla vicenda ex Ilva. Il provvedimento, tuttavia, non ha placato le preoccupazioni dei sindacati, che chiedono risposte sul piano industriale e sul rilancio della produzione, oltre a garanzie che escludano ricadute occupazionali.
Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di un confronto che coinvolga governo, azienda e istituzioni locali. L’obiettivo è ottenere impegni chiari sul futuro degli stabilimenti di Taranto e Genova, evitando che l’incertezza si traduca in nuovi periodi di cassa integrazione e in ulteriori difficoltà per l’indotto.