I lavoratori Apple protestano
di Samuele MaccoliniI lavoratori dei negozi italiani di Apple hanno scelto una data simbolica per scioperare: venerdì 18 settembre, giorno di uscita del nuovo modello di iPhone, 18 pro e pro max. A Milano, davanti allo store di piazza Liberty, la classica fila degli appassionati è stata accompagnata da canti e fischietti provenienti dal sit in della CGIL.
Le proteste dei lavoratori di Apple, una delle aziende tecnologiche più ricche e prestigiose al mondo, sono una rarità. Lo sciopero di oggi è unitario – quindi sostenuto dai tre maggiori sindacati italiani CGIL, CISL e UIL – e coinvolge gli oltre 1600 dipendenti dei 17 store Apple nella penisola.
I lavoratori e le lavoratrici, durante le assemblee del 7 settembre, hanno raccontato di una situazione non più sostenibile per via di a carichi di lavoro crescenti, personale insufficiente e una pressione sempre maggiore sulla produttività. Le questioni sono discusse da mesi ai tavoli con l'azienda. I sindacati propongono un piano condiviso di assunzioni, la stabilizzazione di una quota dei tempi determinati e l’incremento volontario degli orari dei part-time, da modulare sulle esigenze dei singoli store e con tempi certi.
«Ma l’azienda non ha manifestato disponibilità su queste proposte, annunciando esclusivamente un aumento dei contratti a tempo determinato e un anticipo delle relative assunzioni. Una soluzione che, secondo le Organizzazioni Sindacali, non affronta la natura strutturale del problema», spiegano i sindacati nel comunicato che ha annunciato la mobilitazione.
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Le proteste dei lavoratori di Apple, una delle aziende tecnologiche più ricche e prestigiose al mondo, sono una rarità. Lo sciopero di oggi è unitario – quindi sostenuto dai tre maggiori sindacati italiani CGIL, CISL e UIL – e coinvolge gli oltre 1600 dipendenti dei 17 store Apple nella penisola.
I lavoratori e le lavoratrici, durante le assemblee del 7 settembre, hanno raccontato di una situazione non più sostenibile per via di a carichi di lavoro crescenti, personale insufficiente e una pressione sempre maggiore sulla produttività. Le questioni sono discusse da mesi ai tavoli con l'azienda. I sindacati propongono un piano condiviso di assunzioni, la stabilizzazione di una quota dei tempi determinati e l’incremento volontario degli orari dei part-time, da modulare sulle esigenze dei singoli store e con tempi certi.
«Ma l’azienda non ha manifestato disponibilità su queste proposte, annunciando esclusivamente un aumento dei contratti a tempo determinato e un anticipo delle relative assunzioni. Una soluzione che, secondo le Organizzazioni Sindacali, non affronta la natura strutturale del problema», spiegano i sindacati nel comunicato che ha annunciato la mobilitazione.