A inizio luglio la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ringraziato i lavoratori del turismo. È grazie a voi e «agli imprenditori» del settore se l’Italia è «una meta sempre più attrattiva e competitiva», ha detto. Meloni commentava i risultati economici che hanno confermato il nostro Paese «al vertice del turismo europeo anche per l’estate 2026». I ringraziamenti non serviranno però a ripagare lo sforzo degli impiegati in un settore dove le condizioni di lavoro peggiorano di anno in anno. 

Il turismo vale ormai quasi il 10% (9,6%) del PIL italiano, ma crea posti di lavoro con stipendi bassi e contratti precari. I dati di un report monografico di Ref Ricerche, ripresi da Dario Di Vico sul Corriere della Sera, indicano che oggi i lavoratori del settore guadagnano il 25% in meno rispetto alla media dell’intera economia. Col settore in espansione ci si aspetterebbe retribuzioni più adeguate, o perlomeno in crescita. Niente di tutto ciò: negli anni ‘90 il gap con il resto dei salari era molto più basso, del 10%. 

Eppure oggi il turismo dà lavoro a molte più persone. In 20 anni le ore lavorate sono aumentate del 33%, la crescita degli occupati nei servizi di alloggio e ristorazione arriva addirittura al 43%. Il contributo all’aumento dell’occupazione in Italia è evidente, ma il beneficio è tutto delle aziende. I posti di lavoro nel turismo sono infatti caratterizzati da bassi livelli di scolarizzazione, attirano quindi lavoratori meno protetti, come migranti e giovanissimi. Gli ultimi disposti a lavorare in condizioni che, in un Paese sviluppato, non dovrebbero esistere.

Il sistema turistico italiano è anche questo. E le cose sono destinate a peggiorare. In un mercato sottoposto a forte concorrenza internazionale la tendenza è abbassare i prezzi per restare competitivi. Con i conseguenti tagli al budget per il personale. Meloni dice che «il Governo continuerà a fare la sua parte per sostenere un settore strategico per la nostra economia e per la crescita della Nazione». Ma anche i lavoratori chiedono di essere sostenuti.