Chi lascia il lavoro per violenze ha diritto alla NASPI
L’INPS ha chiarito che le dimissioni rassegnate da lavoratrici e lavoratori vittime di atti persecutori o di violenza di genere, anche se provenienti da soggetti estranei all'ambiente di lavoro, possono essere equiparate a dimissioni per giusta causa, e quindi accedere all’indennità mensile di disoccupazione (NASPI).
Il riconoscimento non è però automatico. Il Ministero ha precisato che la sola esistenza di episodi di violenza o persecuzione, se del tutto estranei al contesto lavorativo, non è sufficiente. La scelta di interrompere il rapporto di lavoro verrà inquadrata come un atto di autodifesa solo dimostrando un effettivo collegamento tra i comportamenti vessatori subìti e il lavoro. Nello specifico, spiega l’INPS, la situazione deve compromettere «l'equilibrio psicofisico della vittima al punto da rendere impossibile lo svolgimento dell'attività lavorativa». Oppure è collegata «alle abitudini della vittima connesse al lavoro, come nel caso di molestie subite lungo il tragitto casa-lavoro».
La comunicazione arriva dopo un confronto con il Ministero del Lavoro e segue la linea tracciata da alcune sentenze passate. In particolare, la Corte costituzionale, con la sentenza 269/2002, ha stabilito che quando sussiste una condizione di impossibilità di proseguire l'attività lavorativa, le dimissioni pur provenendo dal lavoratore, sono da attribuire al comportamento di un altro soggetto, rendendo lo stato di disoccupazione involontario ai sensi dell'articolo 38 della Costituzione.
Si tratta di un’iniziativa fondamentale, ma presenta un limite importante. Data la natura della violenza di genere, la dimostrazione che spetta alla lavoratrice o al lavoratore può essere in alcuni casi complessa o mettere a rischio la persona stessa, di fatto disincentivando l’accesso alla NASPI.
Se hai bisogno di aiuto sul sito di Di.Re trovi l’elenco di tutti i numeri telefonici dei centri antiviolenza sul territorio. È anche possibile chiamare il numero gratuito antiviolenza e stalking 1522. O le Forze dell’ordine al 112 in casi di emergenza.