Il premier spagnolo Sanchez contro l'intervento militare in Iran: «Ingiustificato e pericoloso»
Si allarga il conflitto in Asia Occidentale: nelle scorse ore l’esercito israeliano ha invaso il Libano via terra. L’Iran ha attaccato l’ambasciata statunitense a Riad, una base in Bahrein e un porto in Oman. «Risponderemo all’attacco, siamo pieni di munizioni», ha detto il presidente Usa Donald Trump, non escludendo l’invio di truppe. Tra Iran e Libano sarebbero già 600 le vittime degli attacchi congiunti israelo-statunitensi che hanno portato all’uccisione della Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei.
Sul fronte europeo, il presidente francese Emmanuel Macron ha «ordinato di aumentare il numero di testate nucleare nell’arsenale francese», annunciando una «strategia di deterrenza nucleare avanzata», sostenuta da 8 Paesi dell’Ue (Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca). Ieri, in un’audizione alla Camera, il ministro degli Esteri Tajani ha detto che l’Italia ha «sostenuto il dialogo e il negoziato» tra Stati Uniti e Iran. Il ministro della Difesa Crosetto - rientrato in Italia dopo il discusso viaggio a Dubai, avvenuto proprio nei giorni dell’attacco - ha ribadito che gli Stati Uniti «hanno agito senza comunicare niente a nessuno» e che «un attacco come a Dubai in Italia avrebbe conseguenze peggiori».
In questo contesto, l’unica dura presa di posizione in Europa contro gli attacchi arriva, ancora una volta, da Madrid. La Spagna ha infatti negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare le basi militari congiunte presenti sul proprio territorio per condurre attacchi contro l’Iran. Il primo ministro socialista Pedro Sánchez ha condannato apertamente «l’azione militare unilaterale» di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avvertendo che essa contribuisce a rendere «l’ordine internazionale più ostile e incerto». «Si può essere contro un regime odioso – come lo è la società spagnola nei confronti del regime iraniano – e allo stesso tempo opporsi a un intervento militare ingiustificato e pericoloso che viola il diritto internazionale», ha detto il premier. L’atteggiamento di Sánchez si inserisce nella linea già seguita in passato, che lo ha visto tra i leader europei più espliciti sia nel criticare gli attacchi di Israele a Gaza sia nel mettere in discussione la risposta dell’Unione europea.
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Sul fronte europeo, il presidente francese Emmanuel Macron ha «ordinato di aumentare il numero di testate nucleare nell’arsenale francese», annunciando una «strategia di deterrenza nucleare avanzata», sostenuta da 8 Paesi dell’Ue (Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca). Ieri, in un’audizione alla Camera, il ministro degli Esteri Tajani ha detto che l’Italia ha «sostenuto il dialogo e il negoziato» tra Stati Uniti e Iran. Il ministro della Difesa Crosetto - rientrato in Italia dopo il discusso viaggio a Dubai, avvenuto proprio nei giorni dell’attacco - ha ribadito che gli Stati Uniti «hanno agito senza comunicare niente a nessuno» e che «un attacco come a Dubai in Italia avrebbe conseguenze peggiori».
In questo contesto, l’unica dura presa di posizione in Europa contro gli attacchi arriva, ancora una volta, da Madrid. La Spagna ha infatti negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare le basi militari congiunte presenti sul proprio territorio per condurre attacchi contro l’Iran. Il primo ministro socialista Pedro Sánchez ha condannato apertamente «l’azione militare unilaterale» di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avvertendo che essa contribuisce a rendere «l’ordine internazionale più ostile e incerto». «Si può essere contro un regime odioso – come lo è la società spagnola nei confronti del regime iraniano – e allo stesso tempo opporsi a un intervento militare ingiustificato e pericoloso che viola il diritto internazionale», ha detto il premier. L’atteggiamento di Sánchez si inserisce nella linea già seguita in passato, che lo ha visto tra i leader europei più espliciti sia nel criticare gli attacchi di Israele a Gaza sia nel mettere in discussione la risposta dell’Unione europea.