«Un’intera civiltà morirà stanotte»
Alle 20 di Washington – le 2 del mattino di mercoledì 8 aprile italiane – scadrà l’ultimatum che Donald Trump ha imposto all’Iran: in assenza di un accordo che preveda anche, e soprattutto, la riapertura dello stretto di Hormuz, «ogni ponte in Iran sarà decimato, ogni centrale elettrica sarà fuori uso, brucerà, esploderà e non sarà mai più utilizzata», ha detto il presidente Usa, minacciando attacchi anche alle infrastrutture civili.
«Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà», ha scritto poco fa Trump. «Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale – con menti diverse, più acute e meno radicalizzate – forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario. Lo scopriremo stanotte: sarà uno dei momenti più importanti nella lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte giungeranno finalmente al termine».
Un altro ultimatum era stato lanciato nel giorno di Pasqua: «Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno», aveva scritto il tycoon sul social Truth. Da allora si sono susseguiti diversi attacchi: gli Stati Uniti hanno colpito 50 obiettivi militari sull’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico; Israele ha invitato i cittadini iraniani a evitare treni e stazioni ferroviarie per le prossime 12 ore.
Ieri il regime iraniano ha respinto la proposta statunitense di un cessate il fuoco, che prevedeva la sospensione delle ostilità per 45 giorni senza la riapertura immediata dello stretto di Hormuz. Teheran ha definito la proposta «inaccettabile» e ha presentato un proprio piano di pace in 10 punti, accompagnato da maggiori garanzie. Un funzionario iraniano ha invitato i giovani a «formare catene umane intorno alle centrali elettriche» minacciate da Trump. In queste ore, secondo i media iraniani, cinque Capi di Stato e servizi segreti di diversi Paesi sarebbero al lavoro per mediare un accordo.
Intanto si muove anche l’Unione Europea. Un portavoce della Commissione ha condannato eventuali attacchi «contro le infrastrutture civili essenziali». Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato di «una situazione che non ha precedenti nella storia recente». «Credo che Trump dovrebbe circondarsi di collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo», ha aggiunto il ministro.
«Rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra. Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l'Iran. Sappiamo far rispettare i trattati» ha detto poi il ministro nel corso dell'informativa urgente sull'utilizzo delle basi Usa in territorio italiano.
Le dichiarazioni arrivano dopo mesi di totale accondiscendenza nei confronti delle follie del presidente statunitense. La cui popolarità, stando agli ultimi sondaggi, sarebbe in forte calo anche tra i suoi connazionali, quando mancano ormai pochi mesi alle elezioni di Midterm (in programma a novembre).