Ben Gvir esulta dopo l'approvazione della pena di morte in Israele

Il parlamento israeliano ha approvato in via definitiva una legge che introduce la pena di morte per chi commette atti di terrorismo contro lo Stato. Il provvedimento, sostenuto da tempo dall’estrema destra di governo, passa con una maggioranza netta e segna un cambio radicale nel sistema giudiziario, soprattutto nei territori occupati.

A esultare è il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir, che celebra il voto come un momento «storico» e rivendica una linea di massima durezza: l’idea è quella di trasformare la pena capitale in uno strumento ordinario, soprattutto nei tribunali militari della Cisgiordania, dove le possibilità di commutazione o appello risultano fortemente limitate.

La norma prevede tempi rapidi per l’esecuzione delle sentenze, restrizioni severe per i detenuti e procedure che riducono le garanzie processuali, inclusa la possibilità di condanna senza unanimità. Un impianto che, secondo osservatori e organizzazioni per i diritti umani, rischia di colpire in modo sproporzionato la popolazione palestinese, già sottoposta a un sistema giudiziario separato.

Diversi Paesi europei hanno espresso «profonda preoccupazione», mentre l’Autorità Palestinese parla apertamente di violazione del diritto internazionale. ONG e associazioni denunciano da anni condizioni detentive critiche e un altissimo tasso di condanne nei tribunali militari.
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