Dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei negli attacchi israelo-statunitensi, l'Iran ha annunciato che il figlio maggiore Mojtaba Hosseini Khamenei sarà la nuova Guida Suprema. Nelle ore successive all’annuncio della morte di Khamenei, il Paese ha mostrato reazioni contrastanti. In alcune città gruppi di persone sono scesi in piazza per festeggiare, mentre migliaia di iraniani si sono radunati in piazza Enghelab, a Teheran, e nelle città di Isfahan e Mashhad per piangere il leader.

Sta arrivando la rivoluzione iraniana?

Intanto fonti governative israeliane riferiscono che l’operazione contro l’Iran «procede più velocemente del previsto, per Teheran sarà presto game over», mentre il presidente americano Donald Trump ha parlato di “centinaia” di obiettivi colpiti, cifra che il New York Times quantifica in circa duemila siti.

I raid congiunti statunitensi e israeliani hanno colpito diverse aree della capitale iraniana Teheran e altre zone del Paese. Tra gli episodi più gravi, l’esplosione che ha devastato una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran: secondo la Mezzaluna Rossa il bilancio è di 148 vittime, quasi tutte bambine e adolescenti, e 95 feriti, molti in condizioni critiche. L’operazione militare è stata denominata da Israele "Il ruggito del leone", mentre il Dipartimento della Difesa Usa l’ha ribattezzata "Operazione Furia Epica". Trump ha detto che l’obiettivo è «difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano». “Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l’Iran non abbia il nucleare", ha aggiunto il tycoon, esortando poi il popolo iraniano a «prendere il controllo del proprio governo» una volta completata l’azione militare. Il riferimento è alle rivolte di piazza scoppiate in questi mesi contro il regime degli ayatollah e represse brutalmente nel sangue.

L’Iran ha risposto intensificando gli attacchi missilistici nella regione. Un razzo ha colpito un edificio residenziale in Israele causando nove morti, mentre nel nord del Paese sono scattate le sirene per un lancio proveniente dal Libano attribuito a Hezbollah. L’esercito israeliano, le Forze di Difesa Israeliane, ha ordinato evacuazioni urgenti in decine di centri abitati e ha avviato contrattacchi. Più di trenta persone sono morte a Beirut. Esplosioni sono state segnalate in diverse aree del Golfo, mentre l’Iran avrebbe esteso la rappresaglia anche verso obiettivi a Dubai (dove è stato colpito l’aeroporto) e contro infrastrutture israeliane.

Sul fronte europeo, il presidente francese Emmanuel Macron ha «ordinato di aumentare il numero di testate nucleare nell’arsenale francese», annunciando una «strategia di deterrenza nucleare avanzata», sostenuta da 8 Paesi dell’Ue (Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca). Ieri, in un’audizione alla Camera, il ministro degli Esteri Tajani ha detto che l’Italia ha «sostenuto il dialogo e il negoziato» tra Stati Uniti e Iran. Il ministro della Difesa Crosetto - rientrato in Italia dopo il discusso viaggio a Dubai, avvenuto proprio nei giorni dell’attacco - ha ribadito che gli Stati Uniti «hanno agito senza comunicare niente a nessuno» e che «un attacco come a Dubai in Italia avrebbe conseguenze peggiori». I governi di Regno Unito, Francia e Germania hanno dichiarato di essere pronti ad «azioni difensive proporzionate» per «distruggere alla fonte la capacità dell’Iran di lanciare missili e droni». Parallelamente si è riunito in videoconferenza il Consiglio di Cooperazione del Golfo. I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait hanno affermato che gli Stati del Golfo «adotteranno tutte le misure necessarie per difendere la propria sicurezza e stabilità e per proteggere i propri territori, cittadini e residenti, inclusa la possibilità di rispondere all’aggressione», chiedendo al tempo stesso la «cessazione immediata degli attacchi».

Il premier spagnolo Sanchez contro l'intervento militare in Iran: «Ingiustificato e pericoloso»



In questo contesto, l’unica dura presa di posizione in Europa contro gli attacchi arriva, ancora una volta, da Madrid. La Spagna ha infatti negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare le basi militari congiunte presenti sul proprio territorio per condurre attacchi contro l’Iran. Il primo ministro socialista Pedro Sánchez ha condannato apertamente «l’azione militare unilaterale» di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avvertendo che essa contribuisce a rendere «l’ordine internazionale più ostile e incerto».  «Si può essere contro un regime odioso – come lo è la società spagnola nei confronti del regime iraniano – e allo stesso tempo opporsi a un intervento militare ingiustificato e pericoloso che viola il diritto internazionale», ha detto il premier. L’atteggiamento di Sánchez si inserisce nella linea già seguita in passato, che lo ha visto tra i leader europei più espliciti sia nel criticare gli attacchi di Israele a Gaza sia nel mettere in discussione la risposta dell’Unione europea.

Sul fronte economico, gli esperti sottolineano che la produzione iraniana di petrolio - circa 1,6 milioni di barili al giorno - non è determinante per l’equilibrio globale. Il nodo principale resta logistico. Le tensioni militari stanno aumentando i timori per la sicurezza del traffico nello Stretto di Hormuz, corridoio marittimo attraverso cui transita oltre un quinto del petrolio mondiale e più del 30% del gas naturale liquefatto. I Guardiani della Rivoluzione hanno già chiuso il passaggio al traffico commerciale. Un blocco prolungato potrebbe ridurre drasticamente i flussi energetici globali e tradursi in rincari immediati dei carburanti anche in Europa.