Sanchez ha successo all’estero, meno in Spagna
Con l’ascesa delle destre in Europa negli ultimi anni, la Spagna del Premier Pedro Sanchez è diventata una delle ultime socialdemocrazie a resistere nel continente. Gli ottimi risultati economici e le grandi riforme sociali hanno attirato interesse sull’efficacia del modello Sanchez, che Governa da 8 anni e ancora oggi risulta essere tra i leader che godono di più consensi in Europa. Ciononostante il Partito Socialista rischia di perdere le prossime elezioni nazionali del 2027.
Nel libro “La Spagna è diversa” (People, 2026) la giornalista Roberta Cavaglià indaga questa contraddizione raccontando un Paese che guarda al futuro, ma rischia di essere idealizzato se si resta in superficie. Cavaglià vive a Barcellona ed è autrice della newsletter “Iberica” che ogni settimana approfondisce l’attualità spagnola e portoghese. «Buona parte del successo che Sanchez ha all’estero è dovuto alla sua abilità nel prendere scelte decisive e coerenti a livello internazionale», dice a VD. È stato ad esempio tra i leader che si sono più esposti a favore del PNRR, negli ultimi anni ha mantenuto una posizione anti-Trump e a difesa della Palestina.
«L’ostilità verso Trump fa gioco a Sanchez per posizionarsi a livello internazionale come alternativa socialdemocratica. Allo stesso tempo permette di distogliere l’attenzione dai problemi interni», spiega Cavaglià. Dal 2024 infatti Sanchez ha dovuto affrontare diverse crisi di cui in Italia si è parlato poco. La moglie e il fratello sono stati accusati di corruzione da un’organizzazione pseudo-sindacale di estrema destra. Il processo è ancora in corso e ha minato l’immagine di leader anti-establishment che aveva conquistato la fiducia degli spagnoli.
A questo si sono aggiunti, l’estate scorsa, uno scandalo di corruzione interno al suo partito, il PSOE; la condanna a due anni di interdizione dai pubblici uffici per il procuratore generale nominato da Sanchez; le accuse di molestie sessuali per una decina di membri del partito che hanno innescato dimissioni e allontanamenti. A fine anno poi il PSOE ha perso il sostegno esterno del partito indipendentista catalano Junts, danneggiando la stabilità della maggioranza parlamentare che si basa su fragili accordi tra partiti.
Un’altra questione riguarda l’economia. Nonostante Sanchez abbia aumentato il salario minimo del 65% tra il 2018 e il 2025, il salario medio reale (calcolato tenendo conto dell’inflazione) è cresciuto solo del 5% negli ultimi 30 anni, rispetto a una media OCSE del 31%. L’eccezionale aumento del PIL (+2,8% nel 2025) è invece dovuto alla creazione di nuovi posti di lavoro per via dell’immigrazione e alla diversificazione dell’economia. Anche grazie a un utilizzo oculato dei fondi del PNRR la Spagna ha investito in settori specializzati e ad alto valore aggiunto come ricerca e sviluppo. Ma questo non ha risolto la prima preoccupazione della popolazione, quella del costo di case e affitti.
«In Spagna anche i settori storici come turismo ed edilizia sono in crescita, ma contribuiscono alla crisi abitativa – prosegue Cavaglià – La Spagna ha fatto scelte importanti che stanno dando risultati macroeconomici speranzosi per il futuro, ma ad oggi rimane un divario rispetto a come questo si riflette nella vita quotidiana delle persone». Il Partito Popolare (destra) e Vox (estrema destra) stanno basando la campagna elettorale sulle fragilità del modello Sanchez, cavalcando le preoccupazioni che riguardano l’ordine pubblico e l’immigrazione.
La Spagna è un Paese complesso, ma che sta trovando una sua strada. Cavaglià consiglia di «resistere alla santificazione di Sanchez» e di giudicarlo per quello che sta facendo piuttosto che dalla sua immagine internazionale. «In questi anni il Premier spagnolo ha collezionato una serie di successi, intuizioni e misure sociali davvero progressiste e d’impatto – continua – Allo stesso tempo buona parte di queste politiche si innestano sulle rivendicazioni dei movimenti sociali spagnoli. Il grande merito di Pedro Sanchez è stato quello di spostare a sinistra il PSOE inglobando e dando spazio a quelle rivendicazioni».
Questo si può notare su diversi temi. Le politiche LGBTQIA+ e femministe fanno parte integralmente del partito e hanno un impatto reale, non solo a parole come succede altrove in Europa. Dal 2021 i congedi di maternità e paternità durano entrambi 16 settimane, di cui 6 obbligatorie, retribuite al 100% e non trasferibili al partner per incentivare i padri ad utilizzarle. La Spagna investe in rinnovabili dagli anni ‘90, ma dal 2018 gli incentivi statali sono aumentati al punto che l’anno scorso il 56% dell’energia consumata dal Paese veniva da fonti rinnovabili.
La stessa grande regolarizzazione che riguarderà mezzo milione di persone migranti non nate in Spagna nasce grazie all’ascolto che il PSOE ha avuto nei confronti dei movimenti organizzati dalle persone migranti stesse, che hanno insistito per vedere tutelati i propri diritti. Anche qui, come in altre occasioni, i risultati ottenuti nascono da un dialogo tra la politica dal basso e quella istituzionale. Questo è forse il vero insegnamento che i partiti di sinistra italiani possono fare proprio, senza lasciarsi abbagliare dalla comunicazione politica.