La nuova mafia è digitale
di Tommaso ProverbioIl 19 luglio ricordiamo Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia con un'autobomba contenente 90 chili di tritolo.
Oggi, a più di trent’anni di distanza, le organizzazioni mafiose tendono a usare metodi meno visibili, ma non per questo meno pericolosi.
Non hanno smesso di sparare, non hanno smesso di esercitare violenza. Ma hanno imparato a fare anche transazioni milionarie in tre continenti diversi, in pochi minuti.
La criminalità organizzata è diventata sempre più digitale, silenziosa e globale: usa criptovalute, app cifrate proprietarie, software all’avanguardia che permettono di operare ovunque, senza lasciare traccia.
Come racconta Nicola Gratteri a Wikimafia, oggi i clan reclutano hacker e informatici in Romania e Germania, pagandoli cifre altissime.
Nulla a che vedere con gli stipendi e le tecnologie a disposizione degli ingegneri informatici del Ministero della Giustizia.
Il criminologo forense Vincenzo Musacchio sottolinea come tutto questo consenta ai clan di muovere ingenti capitali, con danni spesso irreparabili per i mercati legali.
Nel traffico di droga, ad esempio, l’intelligenza artificiale viene impiegata per migliorare la logistica: i sistemi possono calcolare rotte più sicure, meno controllate, riducendo il rischio di intercettazioni da parte delle forze dell’ordine.
Mentre le organizzazioni criminali corrono quasi indisturbate, le forze dell’ordine arrancano, senza personale tecnico, senza investimenti adeguati, senza strumenti all’altezza.
E, come denuncia Gratteri, se lo Stato non investe, e paga un informatico solo 1300 euro al mese, non riusciremo mai ad avere le competenze necessarie per affrontare questa nuova mafia.
Oggi ricordare Borsellino non può voler dire solo celebrare il passato. Vuol dire chiederci cosa stiamo facendo davvero per combattere la mafia di oggi.
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Oggi, a più di trent’anni di distanza, le organizzazioni mafiose tendono a usare metodi meno visibili, ma non per questo meno pericolosi.
Non hanno smesso di sparare, non hanno smesso di esercitare violenza. Ma hanno imparato a fare anche transazioni milionarie in tre continenti diversi, in pochi minuti.
La criminalità organizzata è diventata sempre più digitale, silenziosa e globale: usa criptovalute, app cifrate proprietarie, software all’avanguardia che permettono di operare ovunque, senza lasciare traccia.
Come racconta Nicola Gratteri a Wikimafia, oggi i clan reclutano hacker e informatici in Romania e Germania, pagandoli cifre altissime.
Nulla a che vedere con gli stipendi e le tecnologie a disposizione degli ingegneri informatici del Ministero della Giustizia.
Il criminologo forense Vincenzo Musacchio sottolinea come tutto questo consenta ai clan di muovere ingenti capitali, con danni spesso irreparabili per i mercati legali.
Nel traffico di droga, ad esempio, l’intelligenza artificiale viene impiegata per migliorare la logistica: i sistemi possono calcolare rotte più sicure, meno controllate, riducendo il rischio di intercettazioni da parte delle forze dell’ordine.
Mentre le organizzazioni criminali corrono quasi indisturbate, le forze dell’ordine arrancano, senza personale tecnico, senza investimenti adeguati, senza strumenti all’altezza.
E, come denuncia Gratteri, se lo Stato non investe, e paga un informatico solo 1300 euro al mese, non riusciremo mai ad avere le competenze necessarie per affrontare questa nuova mafia.
Oggi ricordare Borsellino non può voler dire solo celebrare il passato. Vuol dire chiederci cosa stiamo facendo davvero per combattere la mafia di oggi.