Il festival in cui ci si lamenta
di Melissa AgliettiAlcuni comuni situati in aree interne provano ripopolarsi vendendo le case a un euro. Ma questo rischia di trasformare i comuni interni in attrazioni più che favorire la nascita di nuove comunità.
Il dilemma resta: rischiare di snaturare un luogo, oppure lasciarlo appassire e morire? C’è in realtà una terza via, e parte dal lamento, ma quello costruttivo.
Dal 1 al 4 agosto a Soveria Mannelli si terrà la terza edizione del Festival del Lamento, una 3 giorni che attraverso la condivisione pubblica del lamentarsi “perché non c’è niente” vuole favorire l’aggregazione tra le persone.
Il festival prevede talk, dibattiti, musica e momenti conviviali in risposta anche al lamento di chi soffre la mancanza di cinema, teatri o più in generale di luoghi in cui si faccia cultura e ci si confronti.
«La cultura non deve essere un privilegio per pochi», spiegano gli organizzatori del festival. «Proviamo a fare “paese” mangiando insieme, guardandoci negli occhi e riscoprendo i valori di essere comunità».
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Il dilemma resta: rischiare di snaturare un luogo, oppure lasciarlo appassire e morire? C’è in realtà una terza via, e parte dal lamento, ma quello costruttivo.
Dal 1 al 4 agosto a Soveria Mannelli si terrà la terza edizione del Festival del Lamento, una 3 giorni che attraverso la condivisione pubblica del lamentarsi “perché non c’è niente” vuole favorire l’aggregazione tra le persone.
Il festival prevede talk, dibattiti, musica e momenti conviviali in risposta anche al lamento di chi soffre la mancanza di cinema, teatri o più in generale di luoghi in cui si faccia cultura e ci si confronti.
«La cultura non deve essere un privilegio per pochi», spiegano gli organizzatori del festival. «Proviamo a fare “paese” mangiando insieme, guardandoci negli occhi e riscoprendo i valori di essere comunità».