Siamo cresciuti in un Paese in cui l’influenza culturale della Chiesa ha irrigidito le norme sociali di affettività e sessualità. Per questo motivo colpisce il contenuto di una nota del dicastero per la Dottrina della fede, uno dei 16 dicasteri del Vaticano, in cui si dice che il sesso tra due persone sposate non serve solo a fare figli, ma anche a farle sentire più unite attraverso la ricerca del piacere. 

 

Nel testo “Elogio della monogamia” si legge che «la monogamia non è semplicemente l’opposto della poligamia. È molto di più, e il suo approfondimento permette di concepire il matrimonio in tutta la sua ricchezza e fecondità. La questione è intimamente legata al fine unitivo della sessualità, che non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l’arricchimento e il rafforzamento dell’unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca». 

 

L’esclusività della coppia quindi «non implica una svalutazione del piacere sessuale». Anzi, la relazione deve cercare di essere «carica di conoscenza reciproca, di apprezzamento dell’altro, di complicità, di intimità, di comprensione e pazienza, di ricerca del bene dell’altro, di gesti sensibili, nella misura in cui supera la sessualità, allo stesso tempo la abbraccia e le dà il suo significato più bello, più profondo, più unitivo e più fecondo». 

 

Anche perché è in questo modo che il sesso «non solo viene impreziosito, ma può anche essere potenziato», prosegue la nota. Al contrario, «se ci si ripiega su se stessi e sui propri bisogni immediati, e si usa l’altro come solo mezzo per il loro sfogo, il piacere lascia più insoddisfatti e il sentimento di vuoto e solitudine diventa più amaro».

 

La nota insiste sul concetto di rispetto della libertà e degli spazi dell’altra persona, cercando sempre di essere aperti all’ascolto dell’altro e dei propri bisogni, in modo tale da trovare un equilibrio condiviso. E riconosce che l’amore è malsano se si usa l’altro semplicemente come oggetto per risolvere i propri problemi. «Chi ama sa che l’altro non può essere un mezzo per risolvere le proprie insoddisfazioni, sa che il proprio vuoto deve essere colmato in altri modi, mai attraverso il dominio dell’altro. Questo è ciò che non accade in tante forme di desiderio malsano che sfociano in varie manifestazioni di violenza esplicita o sottile, di oppressione, di pressione psicologica, di controllo e infine di asfissia. Questa mancanza di rispetto e riverenza di fronte alla dignità dell’altro si trova pure in quelle pretese di complementarità dove uno dei due viene obbligato a sviluppare soltanto alcune delle sue possibilità, mentre l’altro trova ampi spazi di espansione personale». 

 

«Il solo fatto di essere trattato come una persona – continua -, e di trattare l’altro allo stesso modo, può liberare il cuore da traumi, paure, angosce, ansie, sentimenti di solitudine, abbandono, incapacità di amare, che certamente feriscono il piacere». La nota in questione è un documento ufficiale ma non introduce nuovi approcci e dottrine nella Chiesa. Interpreta quelle che esistono già, ha quindi un valore soprattutto simbolico.